Due Paesi divisi da Assad, ma uniti dal business

Edilizia, nucleare e turismo: un giro d'affari da miliardi di euro

L'abbattimento del jet russo sul confine turco-siriano prova come Russia e Turchia giochino in campi avversi in Siria. Eppure le relazioni bilaterali fra Mosca e Ankara sono solide. «Per il 60% del suo approvvigionamento energetico, la Turchia dipende dalla Russia», spiega al telefono dalla capitale turca Valeria Giannotta, assistente di Relazioni internazionali presso la Business School della Turk Hava Kurumu Universitesi. «Un anno fa la russa Gazprom e la turca Botas hanno anche firmato un accordo per dare vita al Turkish Stream, un gasdotto per convogliare 63 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia passando dal Mar Nero e dall'Anatolia». Il progetto è ancora sulla carta e dopo gli eventi di ieri sembra destinato a restarci per un bel po', «anche perché», riprende la ricercatrice, «le parti non si sono accordate né sulla ripartizione delle spese né sul prezzo del gas». Gli scambi bilaterali sono comunque notevoli, «con un altissimo numero di imprese di costruzioni turche impegnate sul territorio russo, impegnate in joint-venture alla costruzione di aeroporti e metropolitane». E poiché ognuno costruisce per l'altro quello che sa fare meglio, «c'è anche l'accordo da 20 miliardi per la costruzione da parte del gruppo russo Rosatom della prima centrale nucleare turca, cavallo di battaglia del presidente Recep Tayyip Erdogan alle elezioni delle scorso giugno». Il volume dell'interscambio commerciale è di 30 miliardi l'anno, «ma esiste un piano bilaterale per portarlo a 100 miliardi nel giro di pochi anni», ricorda Giannotta. Importante anche la voce turismo: «Sulle coste turche la presenza russa è forte e visibile», e a rimarcare l'importanza del settore è il regime di liberalizzazione dei visti; i cittadini di ognuno dei due Paesi possono spostarsi liberamente nell'altro senza chiedere alcun visto. Così non è, per esempio, né fra Europa e Federazione Russia né fra Europa e Turchia e, anzi, la richiesta di abolire i visti per i turisti turchi desiderosi di viaggiare nell'Ue è stata reiterata di recente da Erdogan alla cancelliera tedesca Angela Merkel. In attesa di capire come Mosca reagirà contro Ankara, Giannotta cerca di spiegare il clima con cui l'abbattimento del jet russo è stato accolto in Turchia: «Ne ho parlato con i miei studenti di Relazioni internazionali e spesso la reazione è stata: Perché la Russia ci vuole trascinare in guerra? Non lo sanno che dal 2012 la Turchia ha deciso l'engagement dei velivoli che entrano nel suo spazio aereo?'». Una reazione, cioè, improntata al tradizionale nazionalismo turco, sul quale Erdogan soffia da anni. «L'incidente del jet non mi ha stupita», conclude la ricercatrice. «Da giorni sulla stampa turca si leggeva di bombardamenti russi contro la minoranza turkmena in Siria». Solo cinque giorni fa, si legge su Hurriyet, Ankara aveva convocato l'ambasciatore russo per protestare contro le attività militari di Mosca lungo il confine con la Turchia e per ricordare che «le regole sull'engagement sono ancora in vigore e che saranno implementate senza esitazioni».

Commenti
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mortimermouse

Mer, 25/11/2015 - 08:45

in sostanza, quello che dicevo ieri ! c'è però un altro aspetto poco chiaro e imprevedibile! come può l'america essere con la coalizione anti-isis, e contemporaneamente essere contro la russia ? la russia infatti combatte isis, quindi non c'è ragione di averla nemica! qualcosa non va per niente. e se le congetture fossero vere (paesi NATO filo-islamici) staremmo di fronte alla terza guerra mondiale, ma stavolta tutta intera e non più a pezzettini come diceva il papa.... il tutto, per colpa delle idee comuniste, come quelli di bildenberg, di Obama e di merkel, senza contare renzi, che appunto non vale niente...

Libertà75

Mer, 25/11/2015 - 16:11

mortimer, nel nordovest della siria operano i ribelli turkomanni, quelli anche definiti (stupidamente) dalla sinsitra europea come i ribelli moderati. Trattasi di milizie sostenute dalla Turchia per la cacciata di Assad, unico elemento che tutt'ora impedisce di distruggere la Siria e ridurla permanentemente come è ora la Libia. Sono mercenari di fede islamica, ma vi è una differenza sostanziale con l'ISIS. Quest'ultimo punta alla creazione di un nuovo stato, mentre le milizie turcomanne a conquistare nuovo territorio per la Turchia. Un po' come se l'Austria finanziasse dei terroristi sudtirolesi per destabilizzare la zona ed infine annetterla. Il punto è che i sinistri italiani danno ragione agli agressori e non agli aggrediti, ma del resto, lei conosce un politico di sinistra intelligente?

Ritratto di mortimermouse

mortimermouse

Mer, 25/11/2015 - 18:51

LIBERTA75, no non ne conosco. ma avevo già letto la sua tesi. può essere che ci sia del vero! ma qui non c'è soltanto il turcomanno che vuole destabilizzare. al massimo, cercherebbe di creare problemi al governo turco! qui invece ci troviamo con diversi paesi che fanno una guerra strana, quasi gli uni contro gli altri. ovvio che se cade uno di questi (di solito i paesi piu deboli sono proprio quelli della siria o dell'isis), è qui il mio timore: se cadono, i paesi in guerra si spartiranno il territorio, come è avvenuto nel 1945 sulla germania e su berlino....