E a Chicago si sta peggio che con Al Capone: la guerra tra bande ha già fatto 600 vittime

Sparatorie senza fine e criminalità fuori controllo nell'impotenza della politica

Mercoledì 19 ottobre, raccontando di una biografia fresca di stampa sugli ultimi anni di vita di Al Capone, distrutto dalla sifilide e dalla demenza senile, scrivevamo che Chicago non era cambiata granché, quanto a criminalità, dagli anni del Proibizionismo. E che se un cambiamento c'era stato, dai tempi della «strage di San Valentino» commissionata da Scarface, il cambiamento era avvenuto in peggio. Cinquecento morti in 10 mesi. A quota 500, quel 19 ottobre, si era infatti attestata la contabilità dei morti ammazzati nella terza metropoli più popolosa degli Stati Uniti. La città del presidente Obama e della signora Clinton.

Bene, due settimane dopo, quel numero va ritoccato, perché i morti son già diventati quasi seicento. Diciassette dei quali sono stati rispediti al Creatore solo nell'ultimo fine settimana, da venerdì a sabato.

Dicevamo dei genitori, in quell'articolo, che fra le varie raccomandazioni che rivolgono ai figli, quando li vedono uscire di casa al mattino coi libri sottobraccio è il seguente: «Se sentite sparare, ovunque siate mollate i libri o la cartella e buttatevi a terra». Di questo passo, finiremo per leggere di madri e padri che sull'uscio grideranno ai figli se si sono ricordati di indossare il giubbotto antiproiettile.

L'amministrazione Obama non è riuscita a mettere un freno alla strage. E ora molti si domandano se non possa riuscirci la Clinton, se verrà eletta, posto che, come qualcuno dice, una parte della criminalità organizzata di quella città voterà per lei.

Diciassette morti solo nel weekend. E le ragioni son quelle di sempre: il crack, la cocaina, e la guerra per bande di afroamericani che si contendono il predominio dello spaccio nelle roccheforti a Sud della città. Anche se buona parte del malandare, e del sangue sparso, dice il sindaco Rahm Emanuel, va imputato all'inefficacia delle leggi sulla vendita delle armi, che Obama inutilmente ha cercato di arginare chiedendo l'appoggio del Congresso.

Eddie Johnson, capo della Polizia, promette il pugno duro. «Il messaggio che le gang stanno dando al resto della città è chiaro. Qui comandiamo noi, dicono. Bene, è venuto il momento di fargli sapere che hanno fatto male i loro conti».

Tra le vittime del weekend ci sono anche due gemelli diciassettenni, Edward ed Edwin Bryant, finiti in mezzo al fuoco incrociato di due gang rivali che si sono affrontate nei pressi della città vecchia.

Un Far West spostato decisamente a Nord. E una tendenza all'aumento dei fatti di sangue che fa paura. Nessuno, in effetti, pensava che si sarebbe superata la soglia dei 16 morti e 66 feriti registrato nel Giorno dell'Indipendenza del 2014. E invece.

Commenti
Ritratto di franco-a-trier_DE

franco-a-trier_DE

Ven, 04/11/2016 - 09:06

con l'attuale governo, in Italia è peggio.Mia idea personale..

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Ven, 04/11/2016 - 11:30

Continuano a dare la colpa alle armi,quando invece il degrado è socio-economico-culturale,innescato da "convivenze alberghiere multiculturali",ormai ingestibili,che gli USA hanno "esportarto" in Europa,con il bene placito suicida,della stragrande maggioranza degli "europei"!!!