Ecco i 14 politici "sollevati" da Madrid

Oltre al presidente, via i consiglieri chiave dall'istruzione alle finanze

Barcellona - Sono in totale quattordici i politici che saranno sollevati dai loro incarichi dopo il via libera il 31 ottobre del Senato di Madrid e in base alla richiesta del Consiglio dei Ministri straordinario di sabato. Oltre al President Carles Puigdemont e al vice Oriol Junqueras, dodici consiglieri (capi dei vari dipartimenti che hanno funzione di ministeri nella Comunità autonoma di Catalogna) saranno «congelati».

Nel documento votato dai ministri di Rajoy, si chiede alla Camera alta di sospendere l'intero Consiglio dei segretari-assessori della Comunità Autonoma di Catalogna in modo che Madrid avrà competenza sui loro dipartimenti, evitando, però, di controllare l'amministrazione ordinaria. I consiglieri «impallinati» dal provvedimento, in approvazione, sono capitanati da Junqueras è sollevato dalle funzioni di Consigliere per l'Economia e l'Industria, i settori più colpiti dalla crisi separatista: 1300 aziende hanno traslocato la sede sociale altrove. Bocca chiusa, almeno come consigliere della Presidenza e portavoce per Jordi Turull, braccio destro di Puigdemont, che per 18 volte ha chiesto a Madrid il referendum per l'indipendenza. Seguono i consiglieri per gli Affari esteri e Trasparenza, Raul Romeva, e per Territorio e Sostenibilità, Josep Rull. Clara Ponsatì è la consigliera che dovrà lasciare l'Istruzione (uno dei dipartimenti più accusati di diffondere soltanto la cultura catalana violando il bilinguismo); Meritxell Borras diventerà «ex» della Pubblica Amministrazione, il cui commissariamento a Madrid che ha già aperto un maxi conto corrente presso la Banca di Spagna per gestire gli stipendi dei 120 mila impiegati pubblici catalani. Il dipartimento della Salute saluterà Antoni Comìn, mentre Dolors Bassa sarà sospesa da consigliera del Lavoro, gli Affari Sociali e la Famiglia. Un dipartimento cruciale è quello degli Interni di Joaquim Forn che controlla la Polizia catalana: passerà al ministro Jorge Fernández Díaz, mentre Lluìs Puig perderà la poltrona della Cultura. Santi Vila lascerà un altro dipartimento cruciale che ha subito i peggiori effetti della crisi politica catalana, quello per Sviluppo Economico: le previsioni dicono che la Catalogna perderà il 10 per cento del suo Pil (225 mld di euro di Pil, nel 2016), nei primi sei mesi da «separata». Carles Mundo non potrà svolgere le mansioni di consigliere per la Giustizia e, in fine, Meritxell Serret dirà addio al dipartimento per l'Agricoltura, la Pesca e l'Alimentazione.