Ecco perché Alexis si allea con i devoti ortodossi di Anel

Troppo scomodi Pasok e Nuova Democrazia. Meglio puntare su chi rappresenta la democrazia

Alexis Tsipras sul palco con Panos Kammenos

Eccolo, scravattato come sempre, a giurare di nuovo fedeltà allo Stato di fronte al solo presidente della Repubblica, senza farsi il segno della croce e baciare la Bibbia davanti all'arcivescovo di Grecia. Un giuramento laico, a differenza di tutti gli altri suoi predecessori dalla nascita dello Grecia indipendente, dal 1830 in poi. La cerimonia per la consacrazione di Alexis Tsipras a primo ministro è stata ieri la fotocopia di quella di gennaio, quando vinse per la prima volta le elezioni. Mentre oggi (martedì) giurerà la sua squadra di governo. Primo fra tutti il suo strano alleato ipernazionalista e di destra Panos Kammenos. Il quale invece, il segno della croce lo farà eccome, come lo fece otto mesi fa e vorrà pure la benedizione religiosa con tanto di turibolo e di incenso.

La chiave per capire cosa unisce la strana coppia Tsipras-Kammenos, l'ex rivoluzionario che si è piegato ai dettami di Bruxelles e l'ingombrante- a cominciare dall'aspetto fisico- capo dei Greci Indipendenti tutto Dio, Patria e Famiglia, può iniziare da qui. Oltre a portare in dote un drappello di 10 deputati che assicurano la maggioranza al governo di Alexis, che da solo avrebbe solo 145 deputati sui 300 del Parlamento ellenico, Kammenos ha il pregio di rassicurare quella parte dell'elettorato che non aveva mai votato Syriza prima di quest'anno di disgrazia 2015 e che invece da gennaio a oggi l'ha fatto ben tre volte, nonostante lo spavento di riconfermare un premier che ha chiamato suo figlio minore Ernesto in onore del «Che», un premier che non si è sposato con la donna con la quale vive un amore dai tempi del liceo e che non ha battezzato i frutti di questa passione. Perché cercarsi alleati scomodi come Nuova democrazia e Pasok, che pure gli proponevano una grande coalizione? Troppo legati al passato corrotto e clientelare. Kammenos, invece, pur nascendo come politico nella culla di Nuova Democrazia, ne è uscito fin dal 2012, perché contrario alle politiche di austerity che ora si ritrova, come Tsipras, a dover applicare. È ultranazionalista, devoto cristiano ortodosso, e passi se ha fatto qualche gaffe come dichiarare che «in Grecia gli ebrei non pagano le tasse». Rappresenta la continuità dell'identità culturale ellenica, i valori tradizionali che confortano le pensionate use ad andare a messa, in un Paese umiliato dal disastro economico e dove lo zoccolo duro dell'elettorato sono le donne e gli over 70. «Kammenos? È un patriota, non ha mai rubato e non mi imbarazza affatto averlo al mio fianco in Parlamento» conferma a Il Giornale Stathis Panagulis, deputato di Syriza, fratello del più famoso Alekos Panagulis, martire della lotta contro il regime dei Colonnelli. Del resto, di benedizioni la Grecia ne ha bisogno. Kammenos si farà il segno della croce per tutti. E così sia.