Ecco perché il Pd ha perso nelle Regioni Rosse

Liguria, Marche, Emilia Romagna, Toscana e Umbria da oggi non sono più ‘Regioni Rosse’. Il Pd tiene solo nella Toscana di Matteo Renzi per soli 2 punti percentuali di vantaggio

Liguria, Marche, Emilia Romagna, Toscana e Umbria sono sempre state chiamate ‘Regioni Rosse’. Da oggi sappiamo che non è più così. Il Pd tiene solo nella Toscana di Matteo Renzi per soli 2 punti percentuali di vantaggio.

Nonostante la vittoria risicata dell’ex ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nel collegio di Siena contro il leghista Claudio Borghi, il Pd paga lo scotto della vicenda ‘banche’. Non solo Monte Paschi di Siena ma soprattutto il casa ‘Banca Etruria, che ha costretto Maria Elena Boschi a candidarsi nel collegio di Bolzano per evitare una figuraccia in casa. Nelle Marche ha giocato un ruolo fondamentale l’omicidio di Macerata, unica provincia dove il centrodestra a trazione leghista, ha battuto i Cinque Stelle. Dal collegio di Pesaro è arrivata la bocciatura delle politiche del Pd sull’immigrazione. Qui, infatti, il ministro dell’Interno uscente, Marco Minniti, con il 27,7% si classifica terzo e, a vincere, è il pentastellato Andrea Cecconi (35%), uno degli ex deputati che, una volta eletti, saranno espulsi perché finito nello scandalo di ‘rimborsopoli’.

Curioso anche il caso dell’Emilia Romagna che a Bologna e a Modena elegge due esponenti che hanno un lungo passato tra le file del centrodestra: Pier Ferdinando Casini e l’ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. La roccaforte rossa per eccellenza premia il centrodestra e la Lega di Matteo Salvini mentre nei collegi uninominali di Ferrara e Sassuolo vengono bocciati gli ex ministri Dario Franceschini e Claudio De Vincenti. Ma il crollo del Pd non si tramuta in un trionfo degli ‘scissionisti’ di Liberi e Uguali dato che Vasco Errari, nella sua Bologna, ottiene solo l’8,7%. Sia in Emilia sia in Romagna lo ‘zoccolo duro’ della sinistra italiana ha preferito riconoscersi nel progetto anti-austerity presentato dalla Lega di Matteo Salvini che tocca punte del 20%. Uno tsunami, impensabile fino a qualche anno fa. Guardando i risultati dell’Umbria siamo davanti a uno scenario ancora peggiore in cui il centrodestra sia alla Camera sia al Senato. Un successo che nasce da una serie di vittorie già inanellate in passato, prima tra tutte quella al Comune di Perugia due anni fa. Un discorso similare si può fare per i risultati della Liguria, Regione trascinata verso la vittoria grazie al buon governo del presidente Giovanni Toti e al radicamento in varie città tradizionalmente di sinistra come Savona, La Spezia e Genova.

Commenti

poli

Lun, 05/03/2018 - 16:13

non hanno voluto guardare il degrado imperante che regna sovrano,e la difesa di chi delinque.