Ecco come Uber usa il design digitale per snellire i percorsi

Mobilità e design. Due concetti apparentemente lontani e che nulla hanno a che fare l'uno con l'altro e che, invece, dialogano senza pausa nel nome dell'innovazione e nei tempi del digitale. Parole astratte che prendono forma e sostanza nei fatti, anzi nelle app, anche se ormai chiamarle così è riduttivo, dal momento che si tratta di piattaforme ben più strutturate e in grado di offrire ben più servizi. Da Google Maps che a colpi di touch sul display del telefono guida di qua e di là a Uber che, nata nel 2010 per servire su richiesta delle semplici «corse» in auto blu, adesso, dopo dieci bilioni di corse in tutto il mondo, sta cambiando proprio l'approccio di concepire spostamenti, distanze e tempi, complici l'avvento della connessione ininterrotta e dell'evoluzione del design in chiave digitale. «Quando abbiamo iniziato in questo campo non sapevamo cosa avrebbe funzionato e cosa no. In pratica ci siamo inventati il da farsi volta per volta, caso per caso, andando avanti o tornando indietro», ricorda Michael Gough, Vice Presidente Product Designer di Uber in trasferta in Italia. Una decina di anni fa Gough lavorava come architetto, poi è passato da Adobe a Microsoft, a Nike fino a Uber, dove oggi guida una squadra di 250 designer e ricercatori. E ogni volta ha cambiato e sperimentato punti di vista, integrando il vecchio e il nuovo. «L'uso della proporzione, dello spazio bianco, delle regole di tipografia e del colore del design tradizionale servono anche in quello digitale, ma non bastano: vanno integrati con nuovi approcci e strumenti per andare oltre. Che nel suo caso e in quello di Uber non significa (solo) abbellire e arricchire di funzioni e servizi un'app utile a prenotare un auto, uno scooter, una bicicletta elettrica, un elicottero (a New York Uber vola anche) o del delivery food in tempi veloci e a costi convenienti, ma significa anche favorire le interazioni che partono sui dispositivi e arrivano nel mondo reale. «Il mio scopo è mettere il design digitale a servizio della qualità dell'esperienza vissuta dalla persona in carne e ossa, che sia recapitare un'auto, un panino, un pacco ai clienti-utenti; che sia dare affidabilità e lavoro ad autisti e corrieri; che sia migliorare o reinventare la mobilità in ottica sostenibile nelle strade e nelle città di tutto il mondo». In poche parole: dare quello che serve nel momento in cui serve.

Commenti

bruno monferrà

Ven, 22/11/2019 - 11:58

Grazie. Concisa e informantissima la tua "messa a giorno" per noi tutti in un campo che è ancora ostico a molti, anche per la sua vertiginosa e continua innovazione. (Invece dell'anglo-italiano "bilioni", per noi ormai arcaico, io avrei usato il modesto ma attuale "miliardi").