Faida nel M5s calabrese, Morra: “Inaccettabile il nostro candidato”

Il presidente della commissione Antimafia attacca di nuovo Aiello per via della sua parentela con un boss di 'ndrangheta defunto: “C'è un problema di cattiva fede”. La replica: “Danneggia la nostra campagna”. E intanto Lega e Pd passano all'incasso

Chi l'avrebbe mai detto che gli effetti di una faida di 'ndrangheta avrebbero provocato una guerra civile nel Movimento 5 stelle.

Dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi, il presidente della commissione Antimafia e senatore grillino, Nicola Morra, torna scagliarsi contro Francesco Aiello, il candidato del M5s alla presidenza della Regione Calabria, 'reo' di annoverare tra i suoi parenti un cugino di primo grado morto nel 2014 nell'ambito della sanguinosa faida mafiosa del Reventino.

Morra aveva già dichiarato la volontà di non sostenere le liste del Movimento, ma oggi, a margine di una visita della commissione a Washington, ha riservato un trattamento ancora più duro ad Aiello: "Non possiamo, soprattutto come Movimento 5 stelle, accettare una candidatura di questo tipo, perché sembrerebbe essere un messaggio di un certo tipo", ha detto il parlamentare 5 stelle, convinto che la colpa più grande del professore universitario prestato alla politica sia quella di non aver dichiarato da subito la sua parentela con il boss assassinato.

"A precisa domanda due volte ripetuta – ha detto ancora Morra – il prof Aiello avrebbe risposto di non avere affatto problemi di alcuna natura nell'ambito delle relazioni di parentela. O sei consapevole del fatto di avere un cugino ammazzato a pallettoni nel 2014 in una faida che finora ha causato 6 morti o, se non ne sei consapevole, hai qualche problema con il principio di realtà, direbbe Sigmund Freud. Inoltre se lo sapevi e l'hai omesso scientemente, allora c'è un problema di buona o cattiva fede".

Morra si è spinto ancora più in là, confermando che la sua commissione non è in grado di assicurare “che ci sia una assoluta garanzia antimafia su tutte le liste calabresi". "Oggi – ha detto ancora il senatore – non posso che rilevare la difficoltà nell'effettuare controlli sui candidati, anche perché la nostra commissione è tenuta a far rispettare le regole del codice di autoregolamentazione che ci siamo dati ma poi ci sono altre cose che possono essere meritevoli di attenzione, da valutare insieme attraverso analisi e investigazioni approfondite. La Calabria è una regione particolarmente difficile, a mio avviso è la regione più difficile attualmente, ben più della stessa Sicilia".

Ma sono soprattutto le parole dedicate al candidato presidente ad aver scatenato una battaglia interna al Movimento dagli esiti imprevedibili. Aiello si è difeso con un contrattacco deciso: "Nicola Morra conferma di voler danneggiare la nostra campagna elettorale. Prova scorrettamente a delegittimarmi a piacere e dunque a tagliare le gambe ai nostri candidati consiglieri. A questo punto è evidente che il senatore non parla come presidente della commissione Antimafia, ma porta avanti una battaglia personale di cui dovrà spiegare il senso. Intanto, ai nostri elettori, a chi crede nel nostro progetto e a tutte le persone oneste che ci stanno aiutando".

Dopo aver ribadito di non aver nascosto nulla e di non poter “rispondere per le colpe di un mio cugino morto 5 anni fa”, Aiello si è rivolto al presidente dell'Antimafia chiamandolo “'Go' Morra”: “Credi che la Calabria risorga avvantaggiando, come stai facendo, il centrodestra e il centrosinistra? A chi giova? Per me bisogna ascoltare i cittadini calabresi e considerare le storie di impegno personale e il programma con cui ci presentiamo. Se ritieni, tu continua a vedere ombre ovunque, io preferisco guardare il sole. Io sono sul territorio mentre tu, Morra, pontifichi da New York. Io sono in trincea, tu sei scappato dal fronte calabrese e ignori le nostre denunce, i nostri sforzi e i nostri ragionamenti”.

Questa lotta senza esclusioni di colpi tra grillini sembra dunque andare a vantaggio degli altri schieramenti in campo per le prossime elezioni calabresi.

"Le dichiarazioni di Morra, che disconosce il candidato del suo stesso partito, - ha commentato il commissario regionale del Carroccio, Cristian Invernizzi – è l'ennesima dimostrazione che i calabresi hanno solo la Lega se il 26 gennaio vogliono scegliere con il loro voto l'onestà, la pulizia, l'efficienza e il futuro".

Ed è passato all'incasso anche il Pd, che per mezzo del segretario Nicola Zingaretti non nasconde il compiacimento per le dichiarazioni del presidente dell'Antimafia: "Dopo le dichiarazioni di Nino De Masi, un simbolo della legalità in Calabria, e di Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, è sempre più chiara come la scelta del Pd di puntare su Pippo Callipo sia l'unica vera alternativa alla destra e alla vecchia politica".