Francia, tutti pazzi per i "gilet": contesi in lista alle Europee

Le opposizioni vogliono sfruttare i volti del movimento per il voto di maggio. Ma loro non sciolgono le riserve

In vista delle elezioni europee del 26 maggio tutti o quasi i partiti francesi vogliono un gilet giallo in lista. A bruciare le tappe ci ha pensato il leader dei Patrioti Florian Philippot (che l'anno scorso lasciò il Front National dedicandosi al suo movimento laico e ultra-sovranista). Ha già depositato il marchio «gilets jaunes» all'Istituto nazionale della proprietà intellettuale annunciando una «lista ibrida» con i volti della protesta. Ma non è il solo ad aver avuto l'idea: già 24 diciture simili («avec les GJ», «pour les GJ», ecc.) sono state registrate. Emmanuel Macron punta sui provvedimenti sociali per placare la rabbia, le opposizioni (piccole e grandi) lanciano invece occhiate suadenti al movimento che agita la Francia dal 17 novembre sperando di monetizzare consensi. I comunisti del Pcf annunciano una «lista aperta». I repubblicani riflettono sul referendum di iniziativa civica che includa le istanze dei manifestanti.

I gilet gialli sono invece divisi sul farsi. Al punto che un loro partito non è stato ancora lanciato. L'ultimo sondaggio Odoxa attesta un'ipotetica lista autonoma all'8 per cento. Così Jean-François Barnaba, uno dei frontman fluorescenti, punta a crearla: correre da soli il 26 maggio per scombinare i piani dei politici di professione che da giorni selezionano volti nuovi da lanciare tra le file dei gilet. Il 20 dicembre, Barnaba ha riunito a Parigi un gruppo di sostenitori dell'ipotetica lista e ha già incaricato alcuni esperti di stilare un programma più strutturato rispetto al discusso manifesto delle scorse settimane. Tra loro anche lo scrittore Alexandre Jardin. L'operazione pesa nei sondaggi più degli inserimenti last minute di singoli soggetti nelle liste tradizionali. Ma all'ordine del giorno c'è anzitutto la protesta. «Appuntamento a Parigi la notte di San Silvestro», filtra dai canali social. In vista del nuovo anno la capitale vorrebbe far dimenticare le immagini di devastazione che hanno colpito l'Arco di Trionfo e la zona circostante nelle recenti manifestazioni: tutti gli eventi sono confermati.

Nonostante l'allerta, la festa di Capodanno torna infatti sul viale più famoso, chiuso al traffico dalle 20 del 31 dicembre. La capitale spenderà 462mila euro per venti minuti di spettacolo: suoni e luci proiettate sull'arco dalle 23,40, con conto alla rovescia e tre minuti di fuochi d'artificio finali. Allo scoccare della mezzanotte, niente champagne. Solo musica. Bottiglie e bicchieri di vetro sono vietati per ragioni di sicurezza: sono attese oltre 300mila persone, sperando che la nuova chiamata dei gilet resti lettera morta. O sia, quantomeno, pacifica.

«Festa negli Champs-Elysées», conferma la sindaca Anne Hidalgo. Criticata per aver concesso alla catena di supermercati Monoprix la proiezione del logo durante lo spettacolo per 50mila euro d'incasso. «Anziché rilanciare i piccoli, la sindaca offre una lente d'ingrandimento alla grande distribuzione», tuonano le opposizioni. Sperando che lo spettacolo regali immagini diverse dai precedenti sei weekend di caos.

Intanto nella notte tra mercoledì e giovedì, sul confine franco-belga, un camion è stato bruciato da gruppi di gilet. Traffico bloccato e rapina messa a segno da casseur imboscati. Barriere di filtraggio su autostrade e strade a Thuin, Lamain, Bettignies, Macquenoise, Jeumont e Fontenoy e protesta estesa anche in Germania e Spagna. In Irak alcuni rivendicano invece il primato del giubbotto giallo, indossato nelle manifestazioni del 2015 quando i cittadini chiedevano più servizi pubblici. A Beirut (Libano), il gilet fluo è il nuovo simbolo di chi denuncia la situazione economica e politica del Paese dei Cedri. In Israele è usato contro l'aumento dei prezzi dell'elettricità, dell'acqua e del cibo. Per evitare il rischio contagio, alcuni hanno preso provvedimenti drastici: per esempio vendita di giubbotti gialli vietata in Egitto.