La fuga nella città della polvere bianca

Corumbà, dove Battisti è stato arrestato, è in mano ai narcotrafficanti

San Paolo Corumbá, la città di 100mila abitanti dove Cesare Battisti è stato arrestato mentre tentava la fuga in Bolivia, non è un semplice «luogo di pescatori», come ancora oggi è nell'immaginario collettivo della stragrande maggioranza dei brasiliani. Non a caso, appena fermato sul taxi boliviano con cui, accompagnato da due avvocati - Vanderlei Lima e Paulo Neto Ferreira - Battisti si è giustificato con gli agenti dicendo che andava a pescare sulla riva boliviana del fiume Paraguay.

«Andare a pescare in Bolivia» portandosi dietro due avvocati e 6mila dollari, 1.300 euro e un'altra decina di migliaia di reais in contanti, significa una cosa sola: fuggire in un paese sicuro, ovvero un narco-stato come la Bolivia del cocalero Evo Morales, che ancora oggi dopo oltre 11 anni al potere non ha lasciato la presidenza del sindacato dei produttori di coca né ha mai firmato alcun trattato di estradizione con l'Italia.

Avvocati-pescatori a parte, col denaro che aveva Battisti poteva vivere come un pascià nel paese andino fino alle prossime elezioni verde-oro dell'ottobre 2018 quando Temer che invece lo vuole fuori dai piedi visto che il 95% dei brasiliani è per l'estradizione del terrorista - non sarà più alla guida del paese del samba.

Ma Corumbá possibile capolinea di Battisti- oltre che per la pesca è storicamente anche la capitale del Pantanal, la più grande zona umida al mondo dove si possono ammirare coccodrilli, formichieri giganti e anaconda, oltre a decine di uccelli rari. Un paradiso della natura che Battisti s'è perso, non avendo percorso in auto i 1500 Km di strada tra la sua ultima residenza a San Paolo e Corumbá bensì in aereo.

Soprannominata anche «la città bianca» per l'origine calcarea del terreno su cui fu fondata dai portoghesi, sino a qualche anno Corumbá era solo una splendida città coloniale, rifugio ideale per chiunque volesse pescare, nascondersi ma anche esilio forzato di perseguitati politici veri. Come l'ex presidente brasiliano Janio Quadros che per criticare troppo la giunta dell'epoca, nel 1968 fu costretto dalla dittatura a passare 120 giorni nella stanza 606 dell'Hotel Santa Monica, uno dei migliori di questa città un tempo magica ma diventata infernale negli ultimi 15 anni a causa della coca.

Dall'inizio del Terzo Millennio, infatti, Corumbá è il centro nevralgico del traffico di droga - cocaina ma anche marijuana la capitale della Triplice Frontiera tra Brasile, Paraguay e Bolivia che ormai ha strappato la leadership dell'illegalità a quella più nota tra Brasile, Paraguay e Argentina. Il servizio di aerotaxi qui è più fiorente che a San Paolo, ma i piccoli aerei non trasportano persone ma polvere bianca a tonnellate, dalla Bolivia al Brasile. Qui nel 2016 l'Operazione Narcos, della Polizia brasiliana, ha svelato un inferno fatto anche di contrabbando di armi, di tratta di minorenni. Ma soprattutto di «polvere bianca». La stessa che Battisti aveva con sé (modica quantità, uso personale) e sequestratagli coi soldi dalla polizia.