"Funerali ad Amatrice". La rivolta dei parenti riporta i morti a casa

Renzi dà ragione alla popolazione: le esequie non saranno a Rieti. Il sindaco: "Buon senso"

nostro inviato a Amatrice (Ri)

«Ha vinto il buon senso, e una giornata cominciata male finisce bene». Il sole scolora sui monti che abbracciano quello che resta di Amatrice quando il sindaco, Sergio Pirozzi, può finalmente tirare un sospiro di sollievo. I funerali delle vittime del sisma si terranno in città, come previsto da giorni, alle 18 di oggi, nel piazzale dell'ospizio Don Minozzi. Ma il finale non è stato scontato, e arriva dopo una giornata di proteste e tensioni.

In mattinata il prefetto di Rieti, Valter Crudo, aveva deciso di spostare le esequie all'aeroporto di Rieti. Troppo complessa la logistica, soprattutto i trasporti, con Amatrice collegata al resto del mondo da una sola strada, la provinciale per L'Aquila, per organizzare la cerimonia pubblica lì dove le vittime del sisma hanno perso la vita. Quando il prefetto avvisa il sindaco, Pirozzi salta sulla sedia. Si dice contrario, avverte Crudo che i parenti non l'avrebbero presa bene. Le obiezioni del primo cittadino e del giovane parroco, don Fabio, sembrano destinate a spegnersi su quella che le autorità considerano una decisione definitiva e irrevocabile. A cambiare le cose provvede soprattutto la rabbia dei residenti sfollati, quando la notizia del trasloco delle esequie comincia a circolare, nel primo pomeriggio. Per partecipare ai funerali a Rieti, dovrebbero sobbarcarsi ore di viaggio, e l'idea di spostare l'ultimo saluto alle persone care inghiottite dal terremoto in un posto estraneo e freddo non va giù a nessuno. In più c'è il timore di abbandonare il paese agli sciacalli, rimuovendo per mezza giornata il presidio naturale dei residenti. La palazzina prefabbricata che ospita il coordinamento dei soccorsi e gli uffici del comune alle 15 viene assediata dagli amatriciani, pacifici ma furiosi, che reclamano rispetto per i morti e pretendono di celebrare i funerali «a casa nostra». Tra urla e proteste, il sindaco prova a calmare gli animi, spiega di accettare la decisione «da uomo delle istituzioni», ma ribadisce di essere contrario a una scelta comunicata tardi, giustificata con problemi di sicurezza «che erano noti anche ieri» e insomma «non giusta», perché «nel momento del dolore alla gente gli devi stare vicino, non creare altri motivi di stress». I margini per una trattativa sembrano però inesistenti, ma a sorpresa pochi minuti dopo il sindaco torna fuori, e annuncia che i funerali si terranno oggi a Rieti, con il placet del premier, Matteo Renzi. Scattano gli applausi e la commozione. «L'ho chiamato - spiega più tardi Pirozzi - e gli ho detto Matte, non fate i matti, tu hai fatto il sindaco.... Mi ha richiamato pochi minuti dopo e mi ha detto Sergio, si fanno lì. E meno male. Perché io dico, hai perso un caro, hai perso un amico, lo vedi per giorni buttato lì in un sacco e poi non ti fanno i funerali ad Amatrice... Ma non era una follia?».

Insomma, «tra il sentimento e le regole, certe volte, deve andare avanti il sentimento», conclude Pirozzi, ormai senza voce, oltre che commosso, ricordando che «ogni tanto c'è la prova che la politica è al servizio dei cittadini». E naturalmente anche questo è «modello Amatrice», perché la volontà del paese ha vinto la sua battaglia, e non conta quante saranno le bare per le esequie di oggi. «Sessanta, settantuno, non è importante. È importante che questa comunità ferita che ha reagito con dignità abbia l'onore di poter avere le più alte cariche dello Stato qui, per dare, qui, l'ultimo saluto ai propri cari, che dopo morti gli erano stati strappati via perché non c'erano nemmeno le camere per metterceli».