L'accordo italo russo è un passo per la pace

Benito Mussolini, come ha raccontato nell’introduzione lo storico Francesco Perfetti, è stato - al di là del giudizio della Storia come politico - uno dei più grandi giornalisti del suo tempo (e il primo a usare la stampa come arma di propaganda). Collaborò con molti fogli, fu direttore del socialista Avanti!, fondò Il Popolo d’Italia. Per ripercorrere la sua storia di giornalista il Giornale ha pubblicato un articolo al giorno del futuro Duce. Con quello di oggi si chiude la serie.

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L'accordo commerciale italo-russo, giunge, come sempre, buon ultimo, dopo che accordi del genere sono stati stipulati dalla Russia con tutti i principali Stati capitalistici del mondo. Esaminate attentamente le clausole dell'accordo, non c'è da farsi illusioni circa la immediata possibilità di risultati pratici. La Russia ha poche cose da esportare in Italia; l'Italia si trova nelle stesse condizioni riguardo alla Russia. L'accordo ha quindi un valore prevalentemente politico, o, se si vuole, tendenziale.

Sin dal 1919, nei suoi postulati fondamentali, il fascismo italiano reclamava una politica estera orientale, che mirasse a stringere relazioni amichevoli con tutti gli Stati sorti dallo sfacelo dell'impero degli Absburgo e dei Romanoff, non esclusi quelli governati dai Sovièts.

L'Italia ufficiale, legata sino a ieri alla politica russofoba della Francia, ha ritardato troppo l'evento e si è fatta precedere dalla Germania e dall'Inghilterra.

La possibilità e, domani, l'utilità di questi accordi, è in relazione col fatto che ormai la Russia è uno Stato perfettamente capitalistico e che il Governo cosiddetto comunista è, in realtà, un Governo «borghese» come tutti gli altri.

Altri elementi che stabiliscono il valore dell'accordo, o degli accordi russo-europei, sono i seguenti: la repubblica dei Sovièts sembra aver rinunciato - almeno per il momento - ai suoi piani di rivolta pan-asiatica contro l'imperialismo anglosassone. Il compito è superiore alle forze materiali e morali di cui dispone Lenin. La Russia si rivolge all'Europa, torna all'Occidente, ha bisogno dell'Occidente. La direzione economica russa è attualmente questa. L'Asia indiana non può dar nulla alla Russia affamata e bisognosa di tutto: ragione per cui la Russia torna ad essere la più grande cliente dell'Europa capitalistica occidentale. Le conseguenze politiche di quest'orientamento - dettato dalla necessità - non sono ancora prevedibili; ma è certo che attraverso questi e gli altri accordi che verranno, la Russia, che doveva essere «isolata», torna ad essere attuale e presente nella vita e nella storia europea.

In verità due politiche sono fallite: quella di Clemenceau, che voleva soffocare il bolscevismo con un cordone di filo di ferro spinato e l'altra di Trotzky, che voleva sovietizzare l'Europa. La disfatta di Wrangel è stata una disfatta di Clemenceau; attorno a Varsavia è stato spezzato nel 1920 il sogno pan-russo dei Sovièts. Dopo questo duplice fallimento e la politica dei Sovièts e quella degli altri Stati europei doveva orientarsi in altro modo: assumere la psicologia di pace.

L'accordo italo-russo è da salutare come un altro passo verso la pace generale europea. Molti focolai di discordia esistono ancora - e minacciosi! - nell'Europa centrale, dove i piccoli Stati sorti dallo sfacelo degli imperi, non sanno ancora trovare l'equilibrio fra i loro smisurati appetiti e la obiettiva realtà, ma gli accordi fra le grandi potenze sono destinati a calmare i bollenti spiriti degli staterelli slavi e a convincerli che nuovi salassi in Europa non sono pensabili, pena la rovina estrema di tutto il continente.

Quanto al valore «mercantile» dell'accordo italo-russo potrà essere valutato fra qualche tempo. Ad ogni modo un inizio c'è. Una strada è aperta. Condizioni per i nostri traffici marittimi sono state fissate. Il Mar Nero potrebbe diventare un mare italiano. Ora è l'iniziativa privata che deve fare il resto. Lo Stato spiana la via politicamente, ma senza l'intraprendenza dei singoli gli accordi restano sulla carta diplomatica. Per concludere, l'accordo italo-russo - che sarà perfezionato fra sei mesi - allarga gli orizzonti della nostra politica espansionista. L'Italia non ha altro campo d'espansione all'infuori di quello orientale. Ci sono anche là formidabili concorrenti, ma colla volontà, colla tenacia e colla probità commerciale, un posto ragguardevole e fruttifero può toccare anche a noi.

2 novembre 1921

Commenti

blackindustry

Mer, 31/08/2016 - 10:14

Lungimirante e saggio.