È guerra al rapper che canta la Jihad al Bataclan

Médine si dice "laico e di sinistra". Ma le famiglie delle vittime (e non solo) non lo vogliono

C'è questo rapper franco algerino e c'è il Bataclan. In ballo c'è un'esibizione a ottobre, un concerto in un luogo che ha visto morire 90 persone per mano jihadista. L'esibizione del rapper Médine al Bataclan fa discutere sia politici di destra e sia le famiglie delle vittime. In molti si chiedono cosa ci sia di male a far cantare l'Islam moderato, altri ritengono che sia un luogo dove le provocazioni, per buon gusto, non dovrebbero essere di casa. Il rapper Médine è anche l'autore di un album del 2005 dal titolo «Jihad», dove per Jihad intende «la più grande battaglia è contro sé stessi». In pratica, la Jihad sarebbe per Médine una battaglia interiore, non una guerra.

Su Libération aveva descritto sé stesso come un «musulmano laico», che vota «a sinistra». Si era detto a favore di una certa «laicità originale» per «l'accettazione delle religioni mantenendo le istituzioni neutrali». Il concerto del rapper Médine al Bataclan è controverso, titola Le Figaro. Mentre la politica repubblicana si impone e catalizza l'attenzione mediatica, le associazioni delle famiglie delle vittime sono contrarie, ma non vogliono una strumentalizzazione politica. Grégory Roose ha dato il via a una petizione contro la partecipazione del cantante al concerto al Bataclan. La petizione ha raccolto quasi 10.000 firme. Domenica è stato un boom di hashtag #Bataclan e #Medine.

Per Laurent Wauquiez, il presidente dei repubblicani, questo annuncio è un «sacrilegio per le vittime, un disonore per la Francia». Per Eric Ciotti «ci sono simboli che non possono essere profanati». E ci sono anche i tweet di Marie Le Pen, del senatore Bruno Retailleau e di Valérie Boyer. La polemica prosegue. Molti commentatori chiedono la cancellazione dei concerti del rapper, in programma dal 19 al 20 ottobre, al Bataclan. E anche se a detta del cantante la parola Jihad viene utilizzata per combattere l'estremismo radicalizzato, molti indicano le parole delle canzoni del rapper come particolarmente violente. Ma la serata al Bataclan è un'occasione o un sacrilegio? Nel 2015, l'album «Don't Laïk», pubblicato una settimana prima dell'attacco contro Charlie Hebdo, aveva scatenato una grande polemica in Francia. Ma anche due filosofi avevano criticato Médine: Vincent Cespedes su Huffington post; Alain Finkielkraut, alla Jewish Community Radio, aveva dichiarato: «Ha iniziato la carriera con una scusa musicale per gli attacchi dell'11 settembre e Bin Laden».

Ma Médine aveva risposto che il suo album «deve essere giudicato come un pezzo di rap e non come un opuscolo islamista». Il Bataclan può rinascere, parlare di un Islam moderato è una buona cosa. Il mondo, però, è anche fatto di mille altri luoghi.