L'eroe nascosto in uno scatolone: Lilian dà l'allarme

I fratelli killer non si sono accorti che il grafico di 27 anni era nel negozio

Non restituisce niente ai troppi martiri di questo delirio, ma sapere che i fratelli macellai sono morti in modo beffardo aggiunge almeno una punta di consolazione alle persone normali, togliendo invece una bella fetta di epica ai loro farneticanti supporters in giro per il mondo. Se ne sono rimasti un'intera giornata dentro la tipografia, in trappola come sorci, piazzando i soliti proclami da quattro soldi, se ne sono rimasti lì con l'idea di inventarsi un epilogo eclatante e clamoroso, ma al piano di sopra c'era Lilian, un anonimo grafico di 27 anni, nascosto dentro una scatolone e nel suo piccolo capacissimo di coprirli - assieme al totale disprezzo della civiltà - di un perenne senso del ridicolo.

Loro due, là sotto, sono quelli che non hanno esitato a fare strage, abbinando ai numeri enormi della mattanza anche il tocco abominevole dell'esecuzione sul marciapiede del poliziotto ferito, mani pateticamente alzate per terrore e disperazione. Più forti di qualunque debolezza da smidollati occidentali, adesso stanno là sotto e immaginano come rubare ancora la scena, come coronare al superlativo anche il finale della loro azione vendicatrice. Stanno là e certo maledicono questa seccatura di non avere neppure un ostaggio, pensa averne una mezza dozzina, magari da giustiziare a uno a uno, ogni ora o ogni mezz'ora...

Di sopra, nel suo scatolone, Lilian lotta con la paura, la peggiore di tutte le alleate, perchè di fatto gioca come un nemico, togliendo forze, energie, lucidità. Vorrebbe essere soltanto un buon grafico, Lilian. Non ha scelto di fare guerre sante, mai e poi mai vorrebbe ritrovarsi sul posto di lavoro i due esseri umani più crudeli di Francia. Ma non sono gli uomini che scelgono la vita, è la vita che sceglie gli uomini. Adesso Lilian deve inventarsi eroe, uno stranissimo e grottesco eroe chiuso dentro uno scatolone, tremebondo come un coniglio, ma pur sempre eroe.

Tre le nove e le undici del mattino, quando in giro per il villaggio si diffonde la voce che l'apocalisse dell'odio sta facendo tappa proprio lì, fuori dal video dei televisori e dentro le mura reali di un capannone, proprio in quelle ore i genitori di Lilian provano a telefonargli. Non c'è risposta, tutto è possibile. Dopo quello che è successo a Parigi, è possibile il peggio del peggio. Le notizie sono troppo confuse per capirci qualcosa davvero. Volano elicotteri, si piazzano cecchini. C'è nell'aria un sentore di morte, dove sarà il povero Lilian. Sarà vivo il povero Lilian?

Chiuso nello scatolone, silenzioso e immobile come un oggetto di cartotecnica, Lilian sta inventandosi la riscossa. Sa benissimo che quelli là sotto, i fratelli della macelleria, lo userebbero volentieri come si usano gli ostaggi nei loro giri, più o meno come i capponi sotto Natale dalle nostre parti. Lilian sa tutto, ma c'è pure un istinto da ascoltare. Quel telefonino, quello stupido oggetto del consumismo occidentale, può diventare più letale dei loro Kalashnikov. Alla loro ferocia, Lilian risponderà con la sua astuzia. Prima un messaggio ai genitori: «Mi sono nascosto al primo piano. Dite alla polizia di intervenire». Poi, quando fuori finalmente hanno ben chiara la situazione, si apre il collegamento diretto per dirigere dal di dentro le operazioni: dettagli sugli ambienti, topografia dei luoghi, rumori e spostamenti là sotto.

Per quei due è l'inizio della fine: l'avessero avuto tra le unghie, ne avrebbero fatto carne da macello. Invece non se ne sono accorti. Li ha fregati dentro uno scatolone. Così, a mani vuote, senza merce umana per nuovi ricatti, i fratelli escono sparando come matti, premiando la propria vita con la fine sognata da martiri di Allah, benchè Allah non sappia che farsene di simili martiri. Il buon Dio, comunque lo si chiami, stavolta stava dentro lo scatolone, stretto a Lilian.