Istanbul capitale del terrore: sparatorie e morti per strada

Dopo il sequestro del giudice finito nel sangue assalti contro la Polizia e la sede del partito di Erdogan. Uccisa una donna kamizaze

Un'escalation di violenza contro il sistema, che da tre giorni sta terremotando l'intera Turchia, con a fare da aggravante anche quattro allarmi dirottamenti su voli della Turkish in sole settantadue ore, e quando mancano sessanta giorni alle elezioni politiche. Dopo il sequestro finito nel sangue a Istanbul del giudice Mehmet Selim Kiraz da parte del gruppo di estrema sinistra Dhkp-C, non ci sono solo le polemiche sull'esito del blitz in cui hanno perso la vita il pm e ai suoi sequestratori a farla da padone. Ma si registra una vera e propria scia di sangue. Prima è stato sventato un assalto armato contro il quartier generale della polizia: morta una donna kamikaze e feriti due agenti. Ieri pomeriggio la donna aveva attaccato la base della polizia portando con sé un ordigno esplosivo e un revolver. Secondo i media turchi il suo complice inizialmente era riuscito a fuggire, ma poco dopo è stato arrestato. In un video pubblicato sul sito web dell'agenzia di stampa Dogan si vede una persona sdraiata a terra, mentre le auto della polizia bloccano la strada di accesso.

Poi in manette sono finiti ventidue militanti di estrema sinistra dopo il sequestro di Kiraz al tribunale di Istanbul, passando per l'irruzione nella sede del partito di Erdogan Akp che il presidente ha definito come «un tentativo di minare il processo di pace con i militanti curdi». E senza dimenticare gli scontri violenti andati in scena tra le forze dell'ordine e i manifestanti accorsi nel quartiere di Okmeydani, dove il giovane Berkin Elvan, 14enne icona del movimento di Gezi Park, venne ucciso da un lacrimogeno nel giugno 2013. Lancio di lacrimogeni e altri scontri anche a Gazi, dove il Dhkp-C pare abbia la una sua roccaforte. Unica certezza il fatto che la violenza è tornata prepotentemente all'ordine del giorno nello scontro tutto ideologico tra la politica di Erdogan e il resto del Paese, come dimostrano le prese di posizione della stampa turca che accusa lo Stato di non essere riuscito a proteggere un magistrato. Mentre secondo Cumhuriyet , il sangue versato in questi giorni è la plastica raffigurazione della sfiducia totale dei cittadini nella giustizia, oggi più consapevoli che «la violenza sia ormai l'unica soluzione».

La tensione, già alle stelle, si fonde con la psicosi del terrorismo: per un allarme bomba un volo della Turkish Airlines per Lisbona da Istanbul è stato fatto rientrare all'aeroporto Ataturk. Tre giorni fa era toccato al volo per San Paolo del Brasile e ad uno per Tokyo eseguire un atterraggio d'emergenza, rispettivamente a Casablanca e ad Istanbul, per un allarme bomba poi risultato falso. Anche un anomalo black out su larga scala a fare da cornice agli eventi turchi, con quasi la totalità del Paese rimasta al buio, ben 80 province su 81. Le autorità, senza escludere ovviamente l'ipotesi sabotaggio, hanno fatto riferimento anche ad un probabile guasto nella rete di distribuzione, dal momento che la privatizzazione della rete potrebbe aver determinato un malfunzionamento. Il rischio, al momento, è che la trasformazione della Turchia in uno stato di polizia, già nelle corde delle politiche targate Erdogan, da un lato diventi contingenza con la giustificazione di fermare l'escalation di violenza, ma dall'altro sia benzina per il crescente autoritarismo a innescare la polarizzazione sociale. La foto, scioccante, del procuratore con la pistola puntata alla tempia simboleggia un paese in condizioni di degrado, in crisi politica e istituzionale. Getta acqua sul fuoco il primo ministro Ahmet Davutoglu, su cui pesano anche le ombre per la gestione dell'Isis. Nei fatti, non è proprio l'atmosfera migliore per andare fra due mesi alle urne.

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