L'Eliseo e quell'azzardo per un'intesa sul nucleare

Si lavora per riaprire il dialogo con gli Usa. Intanto Israele colpisce le milizie sciite in Siria

Non è andato benissimo a Macron il colpo di scena preparato per il G7 di Biarritz, anche se suggerisce un qualche accordo Usa-Europa sulla questione iraniana: quel gran sorriso soddisfatto del visitatore a sorpresa Javad Zarif, ministro degli Esteri iraniano, cui il presidente francese aveva promesso una mediazione con Trump (che non ha incontrato) e il resto dei grandi per tornare a un accordo che alleggerisca le sanzioni, non era adatto alla giornata particolarmente turbata da gesta iraniane contrastate sul campo dalla determinazione israeliana. Zarif è arrivato contento a Biarritz, secondo il consueto schema iraniano per cui la diplomazia è uno spettacolo per il pubblico internazionale, la sua politica che sta sconvolgendo il mondo e ridisegnando il Medio Oriente, un'altra storia. Zarif, con la mano tesa nella speranza che, nonostante la cancellazione del trattato con Obama, l'Europa riesca a convincere anche l'America a nuovi patti, ha calcato il proscenio del G7; ma proprio nelle stesse ore i piani terroristici, che restano una strada maestra insieme alla promessa di distruggere Israele, invadevano le cronache internazionali.

Macron aveva già parlato con Zarif prima del summit, proponendosi di nuovo nella veste di mallevadore e di interprete degli interessi europei. Durante la cena con Trump di sabato deve avergli suggerito un qualche accordo, con cui pensa di confermare la sua ambita leadership europea. Trump ha detto solo «no comment»: sta a vedere se si può disegnare una resa. È chiaro che fida sulla crescente necessità dell'Iran, ridotta allo stremo, di venire a miti consigli sul nucleare, i missili balistici, forse anche sui diritti umani. Ma il rischio con l'Iran, (e ormai forse anche Obama, ex post, ne sa qualcosa) è sempre troppo grande per poterlo gestire. Macron si può scottare.

Così la scena che si è aperta sulla stessa giornata di ieri in Medio Oriente, mentre Zarif sorrideva, è quella della prevenzione di un grande attentato terrorista, con un attacco sabato notte, rivendicato da Israele. A essere colpiti, in villaggi siriani vicino all'aereoporto, droni esplosivi e militari coinvolti nel loro lancio: già giovedì notte l'aereoporto di Damasco aveva, nel silenzio, visto arrivare uomini della Guardia Rivoluzionaria spediti dal generale Qasem Soleimani, e grosse parti di droni capaci di portare, secondo gli esperti, ingenti quantità di esplosivo destinati al nord di Israele. La decisione di Soleimani, capo della Guardia Rivoluzionaria: fronteggiare direttamente Israele, contestando così la decisione, ieri ribadita da Netanyahu, di impedire il suo insediamento bellico con quello degli Hezbollah su territorio siriano. Soleimani deve essere rimasto stupito e imbarazzato dalla inconsueta rivendicazione dell'Idf, e anche messo in difficoltà dalla perdita, sembra, di cinque combattenti sul terreno, due iraniani, due Hezbollah, uno sconosciuto. Infatti l'Iran ha negato il danno. Nel frattempo proprio gli Hezbollah subivano uno strano evento a Dahia, il loro quartiere a Beirut. Due piccoli droni hanno colpito il centro delle comunicazioni dell'organizzazione terrorista. Nasrallah ieri ha dato uno sei suoi lunghissimi discorsi di accusa a Israele, che però nega di aver partecipato all'evento. Altro evento misterioso, un attacco aereo pomeridiano su un convoglio delle milizie sciite sul bordo dell'Irak. In una parola, lo stendardo di pacificazione che Macron vorrebbe innalzare sulla questione iraniana, risulta molto difficile rispetto alle reali intenzioni del Paese degli Ayatollah: gli europei farebbero meglio ad ascoltare le sue promesse di dominio piuttosto che quelle di appeacement.