L'irriducibile centenaria in lotta con i ras del carbone

Nonna Pham ha 99 anni e il governo le ha demolito la casa per far posto a una centrale. Ma lei vuol morire lì

Né soldi, né una casa popolare altrove: Pham Thi Ca vuole vivere il tempo che le resta lì dove è nata 99 anni fa e dove ha sempre abitato, nella baia di Van Phong, in Vietnam. Nel 2017 il governo le ha demolito la casa: serviva spazio per la grande centrale a carbone da 2,6 miliardi di dollari che dovrebbe essere operativa in quel luogo entro il 2023. Lei e il nipote, Ho Huu Hanh, si sono opposti al ricollocamento: un giorno si sono ritrovati alla porta un centinaio di agenti, che li hanno trascinati fuori con la forza, lasciandoli lì a guardare mentre l'abitazione veniva abbattuta. Da allora Ca e il nipote vivono in una casupola di lamiera, travi di legno e foglie di cocco messa in piedi di fianco alle macerie della vecchia casa.

Quella che sorgerà a Van Phong non è l'unica centrale in cantiere nel Paese asiatico, dove il carbone è ancora l'alternativa più economica e affidabile per garantire una risposta alla domanda sempre crescente di energia. Attualmente sono una ventina le centrali a carbone attive in Vietnam, ma si prevede che diventeranno trenta entro i prossimi dieci anni. Per allora, la percentuale di energia derivata dal carbone passerà dall'attuale 30 al 50 per cento. Per questo il governo di Hanoi ha iniziato a liberare dai residenti le aree in cui è prevista la costruzione dei nuovi impianti. A poco servono le proteste dei cittadini, che lamentano la perdita dei terreni (che spesso sono anche l'unica fonte di reddito), la minore vivibilità dei luoghi, l'inquinamento. Dalla comunità di Ca, nella provincia di Khanh Hoa, sono già state portate via 300 persone, ricompensate con denaro e con alloggi di proprietà dello Stato, spesso però lontani dalle zone di provenienza. Lei e il nipote hanno scelto di resistere, anche se ora, avendo perso i loro 9mila metri quadrati di terre coltivate, non hanno più molto di cui vivere. Lo ha raccontato Hanh all'agenzia di stampa Afp: da quando sono rimasti senza la proprietà lui lavora alla giornata, a volte cattura e rivende piccoli pesci e lumache.

Per la centrale che sorgerà nella baia i fondi arrivano dal Giappone. A finanziarla è la Sumitomo Corporation, società attiva con investimenti in diversi settori. Il che non è inusuale: il mondo occidentale si sta muovendo verso le energie rinnovabili (a livello europeo l'Accordo di Parigi, firmato durante la Cop 21 del 2015, prevede che le centrali a carbone vengano spente del tutto entro il 2030) e di conseguenza potenze economiche come Cina, Giappone e Corea del Sud, che vogliono ancora investire nel carbone, dirottano il proprio denaro sulle economie in via di sviluppo, come la Malesia, l'Indonesia e, appunto, il Vietnam. Qui l'energia «pulita», eolica e solare, al momento soddisfa appena l'1 per cento del fabbisogno.

La Sumitomo Corporation ha spiegato all'Afp che il progetto della centrale di Van Phong - che è tra l'altro riconosciuta come zona turistica a livello nazionale - è stato preceduto da valutazioni ambientali, sociali e sanitarie. E che sono stati fatti incontri con la popolazione locale, che è stata trasferita altrove «sotto la responsabilità delle autorità e in accordo con le leggi in vigore». Eppure il nipote di Ca dice che prima della richiesta di esproprio non erano mai stati informati del progetto. Anche per questo hanno preferito accamparsi lì dove sono sempre stati piuttosto che accettare i 43mila dollari di incentivo che il governo ha offerto loro. E sul fronte dell'insalubrità i residenti di un ex villaggio di pescatori, oggi sede dell'enorme impianto a carbone di Vinh Tan, hanno raccontato di essere costretti a scopare le case e le strade del paese ogni mattina e ogni sera, perché la cenere prodotta dalla centrale si posa dappertutto.

Ca, comunque, non vacilla. Suo nipote spiega di sentirsi impotente: per lei è una scelta. «Le autorità mi hanno portato via dalla mia casa, ma io mi rifiuto di spostarmi da qui - ha raccontato dalla brandina su cui trascorre la maggior parte delle sue giornate -. La mia casa è qui, la mia terra è qui, e io sarò sepolta qui».