Londra vota già: calcio alla Ue. Adesso May ha le ore contate

Oggi alle urne. Brexit Party in testa, i Tory rischiano di arrivare quarti e preparano il colpo finale alla premier

Londra Il piano compromissorio di Theresa May non piace a nessuno e rischia persino di non essere mai votato. Ieri, un Parlamento semideserto ha accolto la premier britannica impegnata a presentare ufficialmente il nuovo accordo emendato che intende sottoporre per la quarta volta al voto delle Camere nella prima settimana di giugno. La concessione fatta a proposito di un secondo referendum prima della ratifica della legge ha suscitato però la furia di molti colleghi di partito inducendo la fronda più oltranzista dei Brexiteers a chiedere le sue immediate dimissioni attraverso un voto interno di sfiducia. A conti fatti, se l'accordo venisse votato, sarebbero ben 70 i deputati conservatori pronti a bocciarlo contro i 34 dell'ultima volta. Ieri, in un'intervista radiofonica della Bbc, il ministro per l'Ambiente Michael Gove ha dichiarato di non essere certo che la votazione avrà mai luogo. «Penso che dovremo vedere come vanno le cose nei prossimi giorni ha commentato- e cosa la gente pensa di quanto è stato proposto».

Ieri, mentre il primo ministro iniziava la sua relazione, i Brexiteers più convinti hanno iniziato ad abbandonare l'aula e alcuni di loro stanno già tentando di convincere il capo della Commissione 1922 a cambiare le regole per poterla immediatamente sfiduciare. Essendo già sopravvissuta a una richiesta di sfiducia, con le regole attuali May non può venir rimossa per altri dodici mesi, ma a questo punto, con il malcontento che cresce giorno dopo giorno anche i Conservatori ostili a un'uscita senza accordo ammettono che la permanenza di May a Downing Street è giunta alla fine. Le reazioni al nuovo documento non si sono fatte attendere. «Non lo voterò ha twittato l'ex sindaco di Londra Boris Johnson, già candidato nella corsa alla leadership - in quanto va contro il nostro manifesto. Possiamo fare meglio e portare a compimento quello per cui i cittadini hanno votato». L'ex ministro per la Brexit, Dominic Raab, ha confermato di non poter sostenere una legge «che potrebbe portarci verso un secondo referendum o un'unione doganale. Entrambe le opzioni sarebbero una chiara violazione delle intenzioni espresse dalla Brexit». Anche Jacob Rees-Mogg ha detto di sperare che il primo ministro «guardi ai numeri, alla totale mancanza di supporto sull'accordo, ricordando che la prima volta ha perso per 230 voti e riconoscendo che, a questo punto, la premier non è al comando della maggioranza alla Camera dei Comuni». Al fianco di Theresa May rimane il Cancelliere Philip Hammond che richiama tutti all'unità mettendo in guardia sugli effetti catastrofici che un no deal avrebbe sul Paese. «Se vogliamo tentare di riunire il nostro Paese dopo le divisioni degli ultimi tre anni ha dichiarato il Regno Unito ha bisogno di una Brexit che sia frutto di un compromesso, una Brexit che magari non soddisfa pienamente nessuno, ma che quasi tutti possono accettare». Purtroppo per la May, neppure i laburisti si sono fatti conquistare dalla nuova offerta che il loro leader ha definito soltanto un rimaneggiamento del vecchio accordo. «Nessun parlamentare laburista può votare a favore di un accordo promesso da un primo ministro che è destinato a dimettersi pochi giorni dopo» ha detto ieri Corbyn. I risultati delle elezioni europee che si tengono oggi potrebbero accorciare ancora di più la permanenza di Theresa May al governo se le previsioni degli ultimi sondaggi sono esatte. I dati più recenti danno i Conservatori in caduta libera dietro il Brexit Party e i Libdem, con solo il 9 per cento dei consensi.