Macron e l'Ue La distanza tra le parole e la politica

Che il presidente francese Emmanuel Macron sia un convinto europeista non ci sono dubbi. I suoi continui appelli e dichiarazioni sull'importanza dell'Unione, sull'integrazione degli Stati, sulla solidarietà si sprecano. E neppure ieri il leader dell'Eliseo ha fatto mancare il suo contributo, stilando un manifesto «per il Rinascimento europeo», tradotto in 22 lingue e diffuso sui più importanti quotidiani di diversi Paesi. D'altronde le elezioni europee sono alle porte e la paura che i partiti sovranisti possano avere il sopravvento o, quantomeno, una crescita esponenziale fa tremare tante cancellerie continentali. Macron si rivolge a tutti i cittadini europei perché «è urgente» e mai come ora, afferma, «l'Europa è stata tanto in pericolo». E focalizza su libertà, protezione e progresso le basi da cui partire per salvare l'Unione europea. Sull'immigrazione parla di «obblighi di responsabilità e di solidarietà»; sul tema libertà propone «che venga creata un'Agenzia europea di protezione delle democrazie». Ma l'appello più importante riguarda il voto del prossimo maggio, che minaccia di ribaltare gli equilibri consolidati. «Non possiamo lasciare i nazionalisti, senza soluzioni, sfruttare l'ira dei popoli - sostiene Macron -. Non possiamo essere i sonnambuli di un'Europa rammollita. Non possiamo rimanere nella routine e nell'incantesimo. L'umanesimo europeo è un'esigenza di azione». Un discorso a tutto campo, che ribadisce molti sani principi e bacchetta egoismi, nazionalismi e scelte unilaterali. Peccato che tra le parole e i fatti vi sia un abisso. Il predicozzo sarà anche cosa gradita per molte orecchie, ma in quanto a scelte unilaterali Parigi guida la classifica. Sulla solidarietà c'è poco da dire: l'Eliseo ha sempre tenuto i porti chiusi e le frontiere sigillate, impedendo qualsiasi ingresso di migranti in Francia. Non solo. Ha sempre avuto uno sguardo severo con chi, come l'Italia, è finito alla sbarra quando ha tentato di sforare il rapporto deficit/pil, mentre la Francia poteva bellamente superare i parametri senza reprimende. Ma c'è di più. I suoi richiami all'unità stridono con le sue decisioni, prese assieme alla cancelliera Angela Merkel, di formare un direttorio franco-tedesco per decidere congiuntamente le scelte strategiche in Europa. Insomma, siamo al solito «predica bene e razzola male».