La Madonna e le stelle dell'Ue I simboli europei sotto attacco

Parlamento chiuso per l'attentato. Nella cattedrale Maria coronata da 12 astri ha ispirato la bandiera dell'Unione

I simboli sono fatidici. Sono sangue e ossa e pensiero. Ti raccontano anche quando li ignori. I simboli sono quella cosa che se si ammaccano anche se non sembra, tutto quello che rappresentano perde valore.

L'attacco di Strasburgo è un assalto al nostro cuore, e questo lo hanno già scritto in molti. È un assalto all'Europa e ai suoi santini, per quanto impolverati e finiti nel cassetto. È un assalto al Natale. Alla nostra idea di normalità che impasta buon senso, tradizione, valori, sorrisi, famiglia. Possono piacere o meno ma sono noi, siamo noi. L'assalto alla cattedrale di Strasburgo, che già nel 2000 - un anno prima delle Torri Gemelle! - al Qaeda progettava di colpire, è un assalto alla civiltà di ispirazione cattolica, ai suoi valori di tolleranza e unità, alla democrazia stessa.

Strasburgo non è solo una delle capitali europee, sede assieme a Bruxelles del Parlamento europeo e poi del Consiglio d'Europa, della Corte europea dei diritti dell'uomo e di altri organismi sovranazionali. A Strasburgo, e in particolare nella cattedrale di Nôtre-Dame il cui mercato natalizio è stato il target di Cherif Chekatt, è nata la bandiera stessa dell'Unione europea, quel vessillo azzurro con dodici stelle gialle che bene o male dà un senso plastico e svolazzante alla nostra idea di Europa, al nostro primato culturale e di progresso che qualcuno vuole coscientemente strappare, ferire, schizzare di sangue.

La genesi del drappo europeo è infatti piuttosto controversa, ma in molti sono concordi nel ritenere lo strasburghese Arsène Heitz, pittore dilettante e illustratore nonché impiegato al servizio postale del Consiglio d'Europa, come l'autore del bozzetto definitivo della bandiera, al termine di un percorso iniziato nel 1952 con un concorso pubblico bandito dall'allora Consiglio d'Europa e conclusosi nel 1955 con l'adozione della bandiera così come la conosciamo ora; che ha dodici stelle senza nessun riferimento al numero dei Paesi membrui, come a volte si pensa, ma perché i dodici elementi disposti a cerchio richiamano l'armonia e l'ordine (come le tacche di un orologio) che avrebbero dovuto governare l'istituzione sopranazionale. Non sarebbe sempre andata così nella storia dell'Europa unita ma questo è un altro discorso.

Heitz - morto nel 1989 a ottant'anni - si è preso volentieri il ruolo di ideatore della bandiera e raccontava di essersi fatto ispirare, nel suo atto creativo, dalla medaglia miracolosa della Madonna che portava sempre con sé e che ricordava l'apparizione della vergine a una novizia di nome Catherine Labouré nella parigina rue de Bac nel 1830. E dal quadro Madonna in Gloria del pittore italiano seicentesco Carlo Dolci. Ma soprattutto da una vetrata delle tante che adornano la cattedrale strasburghese, che raffigura la vergine e, sopra, un circolo di dodici stelle gialle. Heitz era un fervente cattolico e assiduo frequentatore della cattedrale di Nõtre-Dame, massiccia e asimmetrica, comunque bellissima, così come tra i suoi banchi sedeva sovente Robert Schuman, il politico alsaziano considerato uno dei padri spirituali dell'idea di Europa, su cui ruminava ammirando le vetrate della cattedrale. Lì portò il compagno di avventura Jean Monnet, pacifista non credente, per paragonare quell'ardita architettura a quella del continente prossimo venturo.

Strasburgo è il cuore dell'Europa politica, il cuore dell'Europa religiosa, non tanto da un punto di vista confessionale quanto da quello di una delle chiavi della nostra identità. Forse non siamo stati davvero tutti Charlie Hebdo, nel gennaio 2015, ma siamo sicuramente tutti dentro quella grande chiesa rosa.