La maglia verde fa litigare gli azzurri

Con la Grecia la Nazionale giocherà con una (discutibile) divisa ispirata al Rinascimento

Di solito quando di una scelta si danno troppe spiegazioni diverse, tra queste non figura quella vera. Ed è esattamente l'impressione che ci fa la «verdificazione» della maglia azzurra annunciata dalla Figc per Italia-Grecia del 12 ottobre all'Olimpico di Roma. Match che potrebbe darci il badge per gli Europei di giugno ma che comunque passerà alla storia cromatica della nazionale non-solo-azzurra.

Puma, sponsor tecnico, spiega nell'ordine che il kit cita il Rinascimento italiano, omaggia la linea verde voluta dal commissario tecnico Roberto Mancini (12 dei 25 calciatori in ritiro a Coverciano hanno meno di 25 anni) e cita la partita del 5 dicembre 1954 - sempre all'Olimpico - tra Italia e Argentina. Ora, resta misterioso perché la nazionale italiana debba ricordare una oscura amichevole di 65 anni fa (l'Italia vinse 2-0 con gol di Frignani e Galli). Il Rinascimento è una trovata giustificata più che dal colore (un verde scuro molto «messicano» con colletto blu scuro e strano stemma tricolore in negativo) dai motivi jacquard un po' anni Novanta della maglia. Quanto alla giovane età media della squadra, perché allora la nazionale femminile non gioca in rosa?

La verità è che si tratta di un'operazione di marketing, una instant-jersey per far cassa, sperando che i collezionisti la acquistino. Bastava dirlo, no?

I puristi, nel frattempo, trasecolano. Anche se va detto che gli azzurri giocarono anche in nero, una volta. Quando il 12 giugno 1938 sconfisse 3-1 la Francia padrona di casa nei quarti di finale dei mondiali che poi vinse. Una mise propagandistica voluta dal regime fascista, che nessuno contestò: era elegante, portò fortuna e poi - siamo seri - chi lo avrebbe mai fatto davvero?

La federazione spagnola fu quasi indotta a ritirare la camiseta disegnata per i mondiali 2018 perché la fascia di losanghe blu sfumate evocava il viola della maglia della Spagna repubblicana. Orrenda la «canottiera» (sempre griffata Puma) con cui il Camerun affrontò la Coppa d'Africa 2002 mentre due anni dopo l'azienda tedesca inventò per Eto'o e compagni un body intero che la Fifa vietò (salvo consentirne l'uso per un match contro la Nigeria). I tifosi non apprezzarono la maglia con tricolore alla francese degli Usa al mondiale 2014, quella nera della Germania 2010, un po' lugubre nel Paese del nazismo, quella della Colombia nel mondiale 2014 con banda nera al posto della fascia «tricolor» giallo-rosso-blu. Qualche volta ci si mette anche il caso: al mundial di Argentina il 10 giugno 1978 Francia e Ungheria si presentarono allo stadio di Mar del Plata entrambe in maglia bianca. Ai transalpini toccò indossare quelle bianco-verdi prestate in tutta fretta dal Kimberley, club locale. E pochi mesi fa il Venezuela le acquistò da Decathlon e poi coprì malamente il logo Quechua perché lo sponsor (italiano) Givova non mandò quelle «vinotinto».

E negli altri sport? Le cicliste colombiane nel 2014 si presentarono ai mondiali con tutine aderenti che le facevano sembrare nude: nelle foto sorridono apparentemente orgogliose. E la fortissima nazionale indiana di cricket esibisce quest'anno una seconda divisa arancione abiurata dall'opposizione perché è il colore del premier Nerendra Modi.