Il manager "civico" che guarda a Sala ma è già ostaggio dei centri sociali

Giordani, l'ex patron del Padova che si smarca dal Pd fu scelto da Renzi senza primarie. L'ira dei tifosi per la gaffe sulla serie A

Padova - Il manager del «buonsenso finalmente» è diventato sindaco di Padova. La sua candidatura inizialmente ha diviso il centrosinistra e il Pd perché Renzi ha deciso di nominarlo candidato senza passare per le primarie. E così Sergio Giordani è stato gettato nella mischia, contendendosi fino all'ultimo voto la strada per il ballottaggio con l'uomo della sinistra dura e pura, Arturo Lorenzoni. Ora vanno d'amore e d'accordo, dopo un'intesa che garantisce a entrambi rappresentatività nell'amministrazione comunale. Ma la sua strada non è stata facile e ha fatto tremare il Pd ai primi di maggio, quando è stato colto da un'ischemia che lo ha portato alcuni giorni in ospedale. Si è ripreso presto, decidendo di accettare comunque la candidatura alla guida di una lista civica targata Pd ma che raccoglie esponenti trasversali, dai fuorusciti di Forza Italia (gli stessi che hanno tradito Massimo Bitonci facendolo dimettere) ai centristi, fino ai renziani doc.

Imprenditore, si può dire da sempre, Giordani oggi ha 64 anni ed è presidente e ad di una società che controlla una rete di negozi di abbigliamento sportivo. Ma è stato anche presidente del Padova Calcio e ha amministrato per anni diverse società del gruppo Despar. Sposato e padre di due figli, ha sempre affermato, dopo essersi candidato, di ispirarsi a Beppe Sala, l'ex manager oggi sindaco di centrosinistra a Milano. Ma avere Sala come esempio da imitare non certo un buon auspicio. La sua campagna elettorale è stata condita da diversi slogan, ma il leit motiv, che piace molto in certi salotti radical chic, è stato sempre «buonsenso». «Il buonsenso, finalmente», «c'è bisogno di prendere delle decisioni e di prenderle con buonsenso, finalmente». Giordani ha sempre ribadito di non avere tessere di partito, di essere indipendente: «Sono un candidato civico». Ma governare una città non è come amministrare un'azienda e, al di là delle promesse elettorali e degli impegni presi, sarà costretto a trattare su ogni cosa con un Lorenzoni in giunta, che guida un coacervo di anime diverse, dai no global ai centri sociali fino ai salotti chic progressisti, che poco si amalgama con il rassemblement renziano.

Una piccola parentesi, che ha infiammato la campagna elettorale. Come dicevamo, Giordani è stato presidente del Padova Calcio e due settimane fa, per celebrare la promozione in serie A della squadra, aveva scritto sulla sua pagina ufficiale: «Il 15 giugno di 23 anni fa il mio Padova tornava in serie A». Immediata e polemica è stata la risposta dei tifosi, in un comunicato diffuso sulla pagina ufficiale della Tribuna Fattori: «Vogliamo ricordarti che il tuo Calcio Padova, correva l'anno 1986, l'hai venduto a Cesarino Viganò. Il primo truffatore che passava per caso e che in quattro anni è riuscito nella magica impresa di portarci dalla B alla C2, a un passo dal fallimento. Da quel giorno non c'è stato più nessun interessamento e aiuto da parte tua verso la nostra maglia E quando c'era bisogno di tutti per ripartire la tua risposta è stata: grazie, non mi interessa».

Ora che è stato eletto, Giordani dovrà dimostrare di aver meritato la fiducia dei cittadini padovani.