Mario Cervi è nel Pantheon. "Un simbolo del giornalismo"

Il fondatore e poi direttore iscritto tra i milanesi illustri al Famedio. La figlia Margherita: «Bellissimo omaggio»

Milano - Mario Cervi è entrato nel Pantheon di Milano. Il fondatore con Indro Montanelli e poi direttore ed editorialista del Giornale è tra i dodici nuovi milanesi illustri iscritti da ieri al Famedio del Cimitero Monumentale, vicino al busto di Giuseppe Verdi e Giuseppe Mazzini, dietro alla tomba di Alessandro Manzoni che trionfa come un monumento al centro della sala, in fondo a un lungo elenco di «Cittadini illustri, benemeriti e distinti nella Storia Patria» che conta (tra gli altri) Eugenio Montale, Dino Buzzati, Filippo Tommaso Marinetti. E Montanelli, l'amico di una vita. Tra i nomi iscritti insieme a Cervi durante la tradizionale cerimonia del 2 Novembre ci sono il critico d'arte Gillo Dorfles, l'editrice Inge Feltrinelli, il campione di pugilato Giancarlo Garbelli, il partigiano Libero Traversa. «Milano - ha dichiarato dal palco il sindaco Beppe Sala - rende omaggio a chi ha fatto risplendere i valori ambrosiani in patria e nel mondo. Non eroi, ma donne e uomini che hanno vissuto la grande avventura della vita con generosità e coraggio. Le personalità scelte per l'onore del Famedio sono autentici campioni di milanesità, di talento, di passione». E «quest'anno - ha sottolineato - è proprio la cultura l'elemento dominante tra le biografie dei nuovi iscritti. Quasi tutti sono stati protagonisti nei campi del sapere, dell'editoria, del giornalismo, dell'arte, della musica, delle scienze a partire da Feltrinelli, Cervi e Dorfles». La dominante culturale «che è quanto mai significativa in relazione allo slancio della Milano di oggi, fatto in gran parte di innovazione e cultura». A noi avverte «va il compito di raccogliere il testimone di questi grandi e di portare avanti la loro missione non in uno scenario astratto o in un futuro lontano, ma qui e ora, a Milano, una città di esempio e stimolo per tutto il Paese». Chiude citando Ugo Foscolo: «A cose egregie il forte animo accendono l'urne de' forti. Sono versi che possiamo ripetere qui oggi». E «un impegno che rinnoviamo al Famedio di fronte alle sfide che ci aspettano: l'equità sociale, la crescita, la sostenibilità e la cultura. In queste cose vogliamo crescere ancora, sul loro esempio».

Sul libretto che recita le motivazioni, Mario Cervi è celebrato come «maestro di giornalismo, di stile e di umanità», un «simbolo del migliore giornalismo milanese e italiano. Saggista, storico intellettuale rigoroso, infaticabile cercatore di fatti, eventi e chiavi di interpretazione a servizio del lettore, ha reso onore alla tradizione giornalistica ambrosiana offrendo alla città un esempio di onestà intellettuale, coerenza e generosità». Presente la la figlia Margherita. «È un bellissimo omaggio, non ce l'aspettavamo - confessa commossa - Noi lo ricordiamo sempre ovviamente ma questa è stata una bella sorpresa. È un riconoscimento per quello che ha fatto e scritto, soprattutto, con tanto amore. Per lui il lavoro era la cosa principale, lo è stato fino alla fine». Era nato a Crema ma «milanese a tutti gli effetti, si trasferì da piccolo. Era una città che amava molto e a cui ha dato tanto».