Masoud, sms al complice saudita tre minuti prima dell'attentato

Il jihadista si collegò su WhatsApp con un uomo poi arrestato a Birmingham. Verifiche in corso pure all'ambasciata di Riad

Tre minuti prima di lanciare lo Hyundai 4x4 contro la folla sul Westminster Bridge, e seminare la morte, Khalid Masoud, l'attentatore di Londra, stava scrivendo un messaggio su WhatsApp. La notizia è trapelata da ambienti vicini ai servizi segreti britannici che hanno esaminato il cellulare dell'uomo. L'ultima conversazione risale alle 14.37 (ora di Londra), il contenuto è top secret, ma si conosce la persona che si trovava all'altra parte dell'apparecchio. È un cittadino saudita di 58 anni, uno degli arrestati dagli inquirenti nelle ore successive alla strage. L'uomo, di cui non è stata fornita per il momento l'identità, viveva a Birmingham, nel sobborgo di Winson Green, non molto distante dall'abitazione dello stesso Masood. Al momento dell'arresto pare che abbia sorriso lanciando un gesto di sfida agli agenti, e dal racconto di un vicino di casa sembra che si fosse trasferito nello stabile da un anno e mezzo e che avesse moglie e quattro figli. Masoud e il 58enne si sarebbero conosciuti in Arabia Saudita, ai tempi in cui il carnefice di Westminster lavorava come docente di inglese. Sabato mattina due auto della polizia londinese erano parcheggiate nei pressi del numero 30 di Charles Street, in pieno Mayfair, dove ha sede l'ambasciata saudita. Alcuni funzionari sono stati sentiti in merito al loro connazionale arrestato per verificare i legami con Masoud. Scotland Yard segue ogni pista, ma è il quartiere di Winson Green di Birmingham ad essere tutt'altro che marginale nelle indagini. Da quelle parti il jihad è stato introdotto da Anwar Al Awlaki, morto da combattente nello Yemen, che ha lasciato in eredità una cellula terroristica che aveva tra i suoi propositi attentati su larga scala a Londra. In molte abitazioni della zona sono stati sequestrati «una montagna di dati informatici, di computer e di telefonini - spiega il capo dell'antiterrorismo Mark Rowley - abbiamo messo al lavoro i nostri migliori tecnici per decriptare in breve tempo più materiale possibile». Il saudita è uno dei due uomini che restano al momento in carcere. L'altro sarebbe una donna inglese di origini tunisine di 27 anni, anche lei di Birmingham. Nove persone fermate sono stare rilasciate, ma con l'obbligo di non abbandonare il Paese.

Gli inquirenti continuano a raccogliere elementi sulla vita di Masoud. L'uomo aveva l'abitudine di cambiare identità, come avviene per la maggior parte di coloro che si radicalizzano. All'anagrafe era Adrian Russell Elms, ma si faceva chiamare Adrian Russell Ajao, oppure anche Adrian Ajao. Il cognome gli sarebbe stato dato quindi dalle madre single, Janet Elms, che nel 1966, quando Khalid aveva due anni, si era sposata con Philip Ajao. Le identità sono molteplici almeno quanto le località nelle quali ha vissuto: dal Kent a Londra passando per Luton, fino al definitivo trasferimento a Birmingham, la città britannica con la più alta densità di jihadisti e fiancheggiatori dell'islam radicale di tutta la Gran Bretagna.

Sull'attentato di Londra è intervenuto Dominic Grieve, il presidente della commissione di intelligence del Parlamento. Grieve ha preso le difese dell'MI5, sostenendo che «è un miracolo se dal 2005 siamo riusciti a tenere a bada il terrorismo. Fino a mercoledì scorso siamo riusciti a sventare almeno 12 attentati progettati nella sola Londra». Intanto cresce la tensione per la sfida, a Wembley, della nazionale di calcio inglese, in campo oggi, alle 17, contro la Lituania. Almeno un migliaio gli uomini schierati a protezione dell'evento sportivo.

Commenti

@ollel63

Dom, 26/03/2017 - 13:01

Ma si può andare avanti così? È una cosa da sciochi incapaci. Non vedono che le cose peggiorano di giorno in giorno e devono aumentare il personale, le indagini ... gli interventi .... e infine l'attentato e la tragedia ci scappa sempre, e sempre più violenta. Così non si risolve nulla. Idioti. Trovati i probabili (assolutamente certi) si eliminano, si cacciano con tutti i loro parenti e amici. E dopo un attentato: cacciare (per sorteggio) 100 mussulmani nel Sahara, abbattere 3 moschee. Chiudere agli islamici le frontiere per 5 anni (meglio sarebbe chiudere per sempre a questa specie inumana).

pedro10

Dom, 26/03/2017 - 13:43

Come al solito ci andremo di mezzo tutti. Salvo i terroristi che trovano un mezzo per passarsi le info. Intendo che ci limiteranno e controlleranno con ogni mezzo possibile, cell, computer, ecc non risolvendo nulla.

Antenna54

Dom, 26/03/2017 - 13:55

@ollel63 - Dom, 26/03/2017 - 13:01 Concordo pienamente! Al minimo sospetto ributtateli a casa loro, da dove son venuti.

Ritratto di pravda99

pravda99

Dom, 26/03/2017 - 14:27

@ollel63 - Geniale! Come hanno fatto a non pensarci prima!! Tutte le formule della lotta al terrore. Lo chiameremo il "Manuale @ollel63".