"Il mix vincente? Piazza, tv e Rete I messaggi negativi attirano di più"

Il sociologo: «Potenza inimmaginabile dai selfie di Matteo ai comizi»

Cristopher Cepernich (nel tondo) è sociologo dei media e della politica e insegna all'Università di Torino. Nello stesso ateneo dirige l'Osservatorio sulla Comunicazione Politica e Pubblica. Ha scritto per Laterza il volume Le campagne elettorali al tempo della networked politics. Al Giornale spiega come negli ultimi anni sia cambiato radicalmente il rapporto tra politica e social: «In dieci anni è cambiato il mondo, il ruolo dei social è cresciuto moltissimo». Quindi precisa: «Ciò non significa che la televisione non ha più la sua importanza, così come la presenza sul territorio. Ma la comunicazione politica ora si gioca su una triangolazione: social, territorio, tv». Facebook, Twitter e Instagram però, non hanno più il ruolo di «gregari»: «Anzi, il social network è lo snodo principale attraverso cui il leader costruisce la promozione di se stesso». Addirittura, riflette Cepernich, da «strumenti di disintermediazione, i social sono diventati un modo per dettare l'agenda ai giornalisti, così il cortocircuito avviene quando durante il talk show del mattino viene mandata in onda la diretta facebook del leader».

Il cambiamento è stato rapidissimo. «Il potere di condizionamento dei social sul dibattito politico è aumentato esponenzialmente a partire dalle Politiche del 4 marzo 2018». Perché? «I nuovi leader - risponde - nello specifico Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno imparato ad utilizzare la tecnologia con maggiore dimestichezza rispetto al passato». Anche se i governanti gialloverdi non sono stati i primi a sdoganare i social nella propaganda politica. Secondo Cepernich gli apripista sono Matteo Renzi e Beppe Grillo: «La potenza e l'interattività degli strumenti social crescono quanto più i leader politici mandano al pubblico messaggi negativi, nel senso di aggressivi. In questo senso i primi sono stati i 5 Stelle durante la campagna elettorale per le Politiche del 2013, ma anche Renzi, soprattutto nel periodo prima del referendum costituzionale, aveva creato dei meccanismi simili».

Gli esponenti del M5s sarebbero peculiari nella costruzione delle campagne elettorali sui social. E un esempio è ancora una volta l'ultimo voto per le Politiche: «I 5s si sono divisi i compiti, Di Maio mirava ad apparire istituzionale, Di Battista puntava ad accrescere la negatività. Credo sia stato tutto studiato scientificamente, Di Battista appariva come l'alter ego di Di Maio». Infine Salvini, considerato anche da Cepernich il campione della comunicazione politica sui social network: «Usa i social nella maniera più efficace, proprio perché è il più bravo nelle piazze reali. La sua abitudine di fare centinaia di selfie a margine dei comizi ha una potenza inimmaginabile».