Il nodo palestinese si risolve solo vincendo il terrorismo

Oggi il mondo ebraico celebra Yom Kippur, il giorno dell'espiazione, in cui si medita sulla natura umana, sui nostri peccati e sul perdono. E non a caso ieri Israele ha seppellito due innocenti assassinati dal terrorismo. Alla comunità musulmana apparteneva il terrorista Masbach abu Sabich, di 39 anni, che ieri sparando all'impazzata sulla folla ha ucciso prima una signora di 60, un'impiegata della Knesset, Levana Malhi, nonna di sei nipoti; e poi colpendo un ufficiale di polizia di 29 anni, la cui misera giovanissima moglie piange alla radio la morte del suo eroe «senza il quale il mondo non potrà più esistere». Così è il terrorismo: attacca la civiltà democratica, le sue regole, i suoi affetti colpendo a caso e contandp sulla conseguente distruzione della struttura politica e religiosa nemica.

Spesso, dal Papa alla Mogherini, quando si elencano i paesi colpiti dal terrorismo, Israele non c'è, nonostante le migliaia di morti innocenti sugli autobus, nei caffè, per strada. Il terrorismo di Israele come quello della Spagna, del Canada o dell'Irlanda viene collocato nell'ambito del terrorismo territoriale, una guerra per l'indipendenza. Ma è una menzogna pericolosa per tutto il mondo da decenni colpito dal terrorismo palestinese a sfondo religioso presente in tutte le organizzazioni sciite e sunnite come alleato e come simbolo, internazionale, innestato in quasi tutti i gruppi.

Ieri, dopo l'attacco del terrorista e la sua eliminazione il gruppo ufficiale di Fatah su Facebook ha scritto: «Chi ha condotto l'operazione è un pellegrino alla Mecca, un martire, uno dei migliori rappesentanti di Gerusalemme e della Moschea di Al Aqsa». Hamas ha definito l'attacco «eroico»; Khaled Mashaal si è congratulato con la famiglia: «I palestinesi sono fieri di vostro figlio, un esempio per tutti». È un costume identico a quello usato in qualsiasi gruppo terrorista, gli «shahid» vengono rappresentati in mille foto e osannati. È necessario dunque sapere chi è il terrorista palestinese solo per un dovere morale: è anche una necessità per la sicurezza. I grandi attentati che punteggiano il globo, da Parigi agli Usa, sono segnati dall'ispirazione e dalla partecipazione palestinese. A volte si dice che per fermare al terrorismo occorrerebbe concludere la questione israelo-palestinese. Vero il contrario: la questione palestinese cesserebbe di esistere battendo il terrorismo islamico.

Commenti
Ritratto di gzorzi

gzorzi

Mar, 11/10/2016 - 10:25

In pratica non si risolverà mai.

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elkid

Mar, 11/10/2016 - 12:00

------finchè non ci si siede ad un tavolo per una trattativa di pace seria e soprattutto che stabilisca confini certi che devono essere rispettati da entrambe le parti questa storia non finirà mai---ma io sono pessimista---lo sono diventato dopo la morte di rabin per mano di un ebreo estremista di destra---il punto è questo--israele--ma soprattutto la destra israeliana la pace la vuole veramente?---aspira a confini certi oppure vuole avere mano libera per stabilire sempre nuovi insediamenti e poi ancora e poi ancora--spostando l'asticella dei confini sempre più in là?---ai posteri l'ardua sentenza

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Carlo_Rovelli

Mar, 11/10/2016 - 12:01

Niente affatto signora Nierenstein, il problema palestinese si risolve realisticamente solo con la creazione di un unico stato di Palestina dove ebrei, mussulmani e ogni altra confessione religiosa nonche' componente etnica hanno proporzionale rappresentanza e eguali diritti-doveri. Basti guardare la Svizzera, il Belgio come esempi. Seppellire la scure di guerra e fare vere concessioni. La scusa della "guerra al terrorismo" (terrorismo di cui i sionisti sono i veri professionisti) e' solo un modo per opprimere e sfruttare la regione e di realizzare la Grande Israele dal Nilo all'Eufrate (e oltre).