Non è come Marino. Il Pd obbligato alla difesa a oltranza

Se esiste un'antitesi alla figura del "marziano" alla Ignazio Marino, senza dubbio è Vincenzo De Luca

Se esiste un'antitesi alla figura del «marziano» alla Ignazio Marino, senza dubbio è Vincenzo De Luca. Lo è non solo nei fatti, perché ben diversi sono profilo e rapporti di forza dell'ex sindaco di Roma e del governatore della Campania, ma anche nelle parole di Matteo Renzi. Che proprio ieri, dopo due giorni in cui Palazzo Chigi ha veicolato la velina secondo cui il premier non è intenzionato a subire un «secondo caso Marino», ha messo la faccia sull'affaire De Luca, prendendone le difese.Ed è questa la prima sostanziale differenza tra le due vicende. Perché anche nei momenti più delicati Renzi si è ben guardato dal sostenere Marino, arrivando perfino a dribblare la conferenza stampa su Mafia capitale (l'incombenza fu affidata al ministro Alfano e al sottosegretario De Vincenti). Di De Luca, invece, ieri ha decisamente preso le parti. E lo ha fatto usando le stesse parole pronunciate per Marino: «Se ne è capace, governi». Con il dettaglio che se per l'ex sindaco di Roma il tono era di sfida, per il governatore l'approccio è esattamente l'opposto. «Se c'è una persona capace di fare della terra dei fuochi una sfida - dice - questa è Enzo De Luca».Dopo la presa di distanze del ministro della Giustizia Orlando e le perplessità del vicesegretario del Pd Guerini, dunque, arriva il sostegno pieno di Renzi. Sostegno politico e personale, se il premier si prende la briga di usare persino il diminutivo: non Vincenzo, ma Enzo. Dettagli non casuali e che Renzi cura sempre con molta attenzione.D'altra parte, il punto è che quella di De Luca è una vicenda lontana anni luce dal caso Marino. Per la semplice ragione che il governatore - a differenza dell'ex sindaco - è in grado non solo di far saltare il banco in Campania ma pure di far traballare il governo a Roma. In primavera, infatti, si voterà anche a Napoli ed è chiaro che il suo cospicuo pacchetto di voti sarà determinante (così se si dovesse tornare alle urne in regione). Da De Luca, insomma, Renzi non può prescindere, che poi è la ragione per la quale ha subito la sua candidatura nonostante la scure della Severino. Ma un ruolo il governatore lo ha anche a Roma, visto che i senatori campani dell'Ala di Denis Verdini - a partire dal portavoce del gruppo Vincenzo D'Anna - sono vicinissimi a De Luca. E pronti a far ballare il governo se Renzi dovesse farsi prendere la mano.