Nuovi sospetti sull'Egitto: "Giulio preso dalla polizia. Credevano fosse una spia"

Il "New York Times" conferma "il Giornale": Regeni era nel mirino delle autorità egiziane per la sua vicinanza agli oppositori del regime

Giulio Regeni venne portato via da due uomini, identificati come agenti delle forze di sicurezza egiziane, perché ritenuto in qualche modo collegato ai Fratelli Musulmani, l'organizzazione dichiarata «terroristica» dal presidente Al Sisi nel dicembre 2013. Lo scrive il New York Times nella sua edizione di sabato, riprendendo di fatto le anticipazioni de Il Giornale che una settimana prima aveva avanzato qualcosa in più di un semplice sospetto circa le frequentazioni pericolose del giovane ricercatore friulano. Il Nyt raccoglie le rivelazioni di un funzionario del governo del Cairo coperto dall'anonimato.

«Lo presero perché lo scambiarono per una spia - racconta - quando fu fermato, lo portarono in custodia per via del suo atteggiamento poco rispettoso. Fu molto scortese e si comportò da duro». Poi aggiunge: «Avevano destato sospetti anche i contatti sul cellulare, tra i quali emergono alcuni con persone collegabili ai Fratelli Musulmani».Ritornando alla sera del 25 gennaio, anniversario della rivolta contro Mubarak, la polizia egiziana era molto presente nelle strade del Cairo per assicurarsi che non ci fossero manifestazioni. «Gli uomini delle forze di sicurezza fermavano e perquisivano i ragazzi - ricorda il funzionario al Nyt - l'italiano fu fermato attorno alle 19 nel quartiere di Dokki». Le sue confidenze fanno il paio con quelle, pubblicate da Il Giornale, di Falaq Al Dossari, la giornalista egiziana che dice di aver visto uno straniero ammanettato alla fermata della metropolitana, il 25 gennaio.

La Al Dossari è una collaboratrice del blog anti-governativo Noon Post, lo stesso per cui lavorava Ismail Iskandarani, reporter e ricercatore presso il Centro egiziano per i diritti economici e sociali, arrestato il 9 dicembre per affiliazione ai Fratelli Musulmani. Regeni stava preparando un pezzo sul suo arresto e raccoglieva materiale nella sede dell'associazione di diritti civili «Egyptian Coordination for rights and freedoms» (Ecrf). Prima dell'arresto è ipotizzabile che il giovane provenisse proprio dalla sede in El Hamed Shaaban Street, non molto distante dal luogo dove sarebbe stato poi fermato. Siamo intorno alle 19 e il Nyt riferisce che Regeni camminava in strada, a pochi isolati dal suo appartamento. Uno dei due agenti in borghese gli perquisì la borsa, mentre l'altro gli controllò il passaporto. «I due si portarono via Regeni. Uno di loro era già stato visto nella zona e aveva chiesto informazioni sul ricercatore italiano», aggiunge il funzionario egiziano. Questo significa che, utilizzando un termine investigativo, il giovane di Fiumicello veniva già «attenzionato» da qualche giorno, pedinato nei suoi spostamenti e «spiato» nelle telefonate sulla sim egiziana. «C'erano numeri di persone legate alla Fratellanza. Del resto, chi viene in Egitto per studiare i sindacati?». «È difficile avere riscontri su testimonianze egiziane, abbiamo fiducia nel lavoro della Procura di Roma», commenta l'avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia regeni.

Non è un mistero che la vittima avesse stretto rapporti con i rappresentanti del «Centre for Trade Union and Worker Services». Lo si evince per altro dall'articolo pubblicato sul Manifesto dopo il ritrovamento del suo cadavere, dove parla della riunione nella sala «con un centinaio di posti a sedere». L'organizzazione sindacale Ctuws è stata estromessa dal governo egiziano su qualsiasi tavolo di concertazione dopo l'arresto di uno dei suoi leader, Kamal Abbas. Alla riunione alla quale prese parte Regeni c'era con molta probabilità anche Fathy Tamer, uno dei leader di Ctuws, movimento vicino al Partito Libertà e Giustizia, strumento politico della Fratellanza Musulmana che portò all'elezione nell'estate del 2012 di Mohamed Morsi. Intanto la Reuters fa emergere altri dettagli inquietanti sull'autopsia di Regeni. Secondo indiscrezioni il ragazzo aveva sette costole rotte, segni di scariche elettriche sul pene, ferite da traumi su tutto il corpo e un'emorragia cerebrale.

Commenti

Tobi

Dom, 14/02/2016 - 11:09

i servizi segreti di un governo non torturano ed uccidono una persona di nazionalità straniera facendolo sapere a tutto il mondo (se così fosse, avrebbero agito lasciando tracce come un elefante che avanza in una stanza piena di cristalli). Che poi proprio il NY Times avanzi questa ipotesi mi rende ancora più sospettoso (ma che strano, un giornale americano e filogovernativo fornisce le informazioni su ciò che che è accaduto in Egitto). Temo che si voglia far cadere la colpa sul governo egiziano e quindi additare l'ennesimo dittatore "cattivo" da eliminare. Ormai conosciamo troppo bene la solita tiritera propinata dal governo belligerante U.S.A. Dopo Afganistan, Iraq, Libia e Siria, non mi stupirei che si voglia far altra guerra e destabilizzare anche l'Egitto.