Obiettivo fallito, Noi con l'Italia elegge solo i capi

Mancata la soglia del proporzionale: ma passano circa 15 colonnelli nei collegi uninominali

Pier Francesco Borgia

Roma Si sono ritrovati nella sede che avevano inaugurato due mesi fa. In pieno centro. Non lontano da quella piazza del Gesù dove aveva sede la vecchia Democrazia Cristiana. Volti tirati per la stanchezza. Fitto è arrivato soltanto in serata dalla Puglia. Cesa ha fatto capolino. E così Luciano Ciocchetti, lo sfidante di Gentiloni al collegio Roma 1. Il risultato di Noi con l'Italia, la cosiddetta quarta gamba della coalizione non è di quelli che strappano sorrisi spontanei. La soglia di sbarramento non è stata raggiunta (l'ultima proiezioni notturna li davano al 1,5%). Il raggruppamento di formazioni sotto la sigla Noi con l'Italia ci ha sperato fino alla fine. L'obiettivo era sì quello di superare il 3%, ma soprattutto di aiutare Forza Italia a bilanciare il centro-destra sul lato della moderazione. Perché questa campagna elettorale è stata caratterizzata soprattutto dagli strilli populisti. «All'interno dell'offerta del centrodestra - aveva detto lo stesso Fitto alla chiusura della campagna elettorale - Noi con l'Italia lancia un messaggio chiaro e responsabile, in rappresentanza delle famiglie, delle partite Iva. Un messaggio chiaro al ceto medio per rilanciare il Paese nei prossimi cinque anni con un governo serio per garantire una certezza per il futuro». Il voto, però, ha mostrato che l'anello debole della catena è stato proprio il voto nel Mezzogiorno. La preoccupazione di Raffaele Fitto si è materializzata (magari non nei contorni apocalittici che aveva descritto nel fuori onda captato proprio al termine della manifestazione di chiusura, quando parlando con Salvini e la Meloni aveva pronosticato un «cappotto» al meridione targato Cinque Stelle).

Mancata la soglia del proporzionale, Noi con l'Italia si concentra ora sulla piccola pattuglia (una quindicina circa, ma si saprà soltanto oggi) di parlamentari eletti nei collegi uninominali. A loro verrà affidato il compito di rappresentare le istante, con Forza Italia, del centro-destra moderato. Altra preoccupazione è quella legata non solo ai seggi conquistati al sud dai Cinquestelle ma anche e soprattutto al destino del Mezzogiorno. Lorenzo Cesa aveva ammonito gli elettori, prima della chiusura della campagna elettorale: «Per noi il rilancio del Sud è la vera priorità. Senza un Sud economicamente forte l'Italia è come un motore che va a un cilindro soltanto». Aveva anche lanciato la proposta di riattivare un dicastero dedicato al Mezzogiorno. Promesse elettorali che, però, non sembrano aver fatto presa tra gli elettori meridionali. E comunque se le previsioni verranno rispettate (il calcolo dei collegi uninominali potrebbe comunque riservare sorprese) il centro-destra sarebbe il primo soggetto politico. E il supporto di Noi con l'Italia in questo senso risulterà ancora fondamentale. Concordano in questo sia Fitto che Cesa. Resta forte il rimpianto per una campagna elettorale virata a demonizzare l'«incompetenza» dei Cinquestelle. «Non si demonizzano mai gli avversari», aveva ammonito Maurizio Lupi. E, visti i risultati, si può dire che aveva ragione.

Commenti

da.ri.os.

Lun, 05/03/2018 - 09:48

lupi dovrebbe pensare che la sua proposta moderata sarebbe stata accolta meglio senza rolex e favori al figlio. Non si può sempre chiedere agli elettori di turarsi il naso. Qualche volta sarebbe più semplice lavarsi.