Il popolo dei bimbi "lasciati indietro"

Sono 60 milioni i minori abbandonati dai genitori partiti per cercare lavoro. Il governo corre ai ripari

Non sono abbandonati, sono solo parcheggiati. È la generazione dei bambini «lasciati indietro». Sono figli che aspettano, che, rassegnati e pazienti, restano in attesa. E passano così l'infanzia intera, spesso anche tutta l'adolescenza. Sfogliando i giorni del calendario, pregando la sera che si avvicini presto il giorno, la settimana e il mese in cui potranno finalmente riabbracciare mamma e papà. Vivono per quei brevi giorni di vacanza, il Capodanno cinese, le poche giornate di riposo che la Cina dei lavoratori senza diritti assicura. Sono 60 milioni i bambini che in Cina sono stati lasciati a casa con i parenti più stretti e spesso più anziani. Restano con i nonni. Mamma e papà sono dovuti partire. Hanno lasciato il villaggio che troppo spesso non offre niente e sono andati a cercare un lavoro in città. Le partenze sono sempre strazianti: abbracci e poi ancora pianti. E una promessa: quella di fare i bravi che mamma torna presto. «Appena finisce il lavoro».

Dal 1995 sono più di 300 milioni di persone che sono emigrate dalle campagne alle città in cerca di una vita migliore. Però molti, moltissimi di loro hanno dovuto fare la scelta più difficile: lasciare a casa i figli, soprattutto se sono piccoli e non sono ancora autonomi. Come si fa, gli orari di lavoro sono massacranti, e poi più ore si fanno e più soldi si riescono a mettere da parte. L'obbiettivo in fondo è proprio quello. Adulti formiche, che si arrabattano per accumulare un po' di ricchezza da spedire al villaggio d'origine. Là- parcheggiato e in attesa - c'è il senso di tutto il sacrificio. Solo così quei ragazzi potranno sperare di studiare, di farsi strada. Sacrifici per la promessa di un futuro migliore. Sì, ma a quale prezzo?

Le cifre sono spaventose: secondo i dati della «Federazione Donne cinesi» sono 61 milioni i piccoli lasciati a casa con i nonni, un destino che tocca a un minore su cinque. Praticamente una Nazione come l'Italia che conta 60 milioni di abitanti. Secondo l'ultimo rapporto «Road to school», un progetto benefico, l'ansia dei bambini aumenta in modo esponenziale se l'assenza dei genitori è superiore a tre mesi. E il 15 per cento dei bambini lasciati soli riescono a rivedere mamma e papà solo una volta all'anno, solitamente durante il Capodanno cinese e in 15 milioni possono solo contare su una telefonata ogni tre mesi. È la fotografia di una generazione fragilissima. Sono minori più deboli, portati a sviluppare problemi psicologici indelebili, vittime di abusi o prede facili che cadranno nelle reti del crimine organizzato. Un problema che sta diventando una piaga sociale, a cui lo Stato vuole porre rimedio. Il Governo si è fissato l'obbiettivo di formare 3 milioni di lavoratori sociali per il 2016, una categoria inedita per la Cina. Un programma pilota che organizzerà una rete di lavoratori locali in 120 zone remote tra le cinque provincie più esposte al problema dell'abbandono dei minori. Così si «salverebbero» 250mila minori, una goccia nel mare, ma già un inizio.

A Beikou, nel Songjiazhuang, nella provincia di Hebei, nord della Cina, sono rimaste 1.700 persone delle 2.600 che vivevano cinque anni fa. Le condizioni di vita sono proibitive: ai piedi della montagna, e vicino al deserto del Gobi, con le temperature che in inverno scendono a trenta gradi sotto zero. Qui il mondo moderno è una lontana illusione: la maggior parte delle case non hanno il riscaldamento nè acqua calda e le finestre sono ancora chiuse con il cartone. Di lavoro non se ne parla e coltivare i campi a mais o miglio costa molta fatica e non garantisce profitti. Qui, più della metà degli alunni sono abbandonati. «Si nota la differenza con chi invece può contare su mamma e papà - spiega la maestra Ping. Hanno molti problemi. I nonni sono spesso analfabeti e non hanno gli strumenti per seguire i nipoti nei compiti. Ma non è solo una questione di risultati. L'altro giorno una bambina si è messa a piangere in classe. Le mancava la mamma». È questo il caro prezzo da pagare.

Commenti

Un idealista

Mer, 28/10/2015 - 09:36

Un grosso problema della Cina è l'avidità per il denaro, che prende, penso, tutti, soprattutto chi sta in alto e che deve mostrare che il paese 'cresce', ma non dice a che prezzo. Tale avidità la si riscontra facilmente se si acquista un bene qualsiasi prodotto in Cina. Allora si vede il desiderio di fare soldi in fretta con qualsiasi mezzo. C'è un altro paese asiatico, mi sembra il Butan, che mette al primo posto il benessere della gente anziché il denaro. Questa dovrebbe la crescita che ogni governo dovrebbe perseguire!

Ritratto di Zagovian

Zagovian

Mer, 28/10/2015 - 12:37

@Un idealista:...effettivamente in Cina,i "valori" sono abbastanza diversi dai nostri...Quando io giravo,per motivi di lavoro,nelle Provincie Cinesi,sentivo che tra di loro,quando si incontravano,non si chiedevano:"come va?"...."come stai".....ma bensì:.."hai mangiato?"......Questo la dice lunga!...La maggior parte dei Cinesi,ancora oggi,ragiona più con lo stomaco,che con la testa!

jaaaar

Gio, 29/10/2015 - 06:04

Lo stesso accade in Italia a circa un bambino su tre: con la separazione fra i genitori, la magistratura lo priva del papà, fregandosene del fatto che dal 2006 esiste una legge chiamata "affido condiviso"

Ritratto di giuseppe zanandrea

giuseppe zanandrea

Gio, 29/10/2015 - 08:42

i cinesi fanno paura e non tanto per la potenza militare ed economica quanto per la capacità di essere spietati anche con se stessi. Al confronto noi italiani siamo pappe molli e ci mangeranno in un boccone!