Prima regola: lasciarlo fare. E mai gridare "Allah"

Non esistono protocolli internazionali in caso di dirottamento di un aereo, ma il personale è addestrato

Il dirottamento di ieri rientra nel mondo dell'imprevedibile. Nessuna responsabilità è riscontrabile nei servizi di sicurezza dell'aeroporto né a carico della compagnia. Non risulta che esistano protocolli internazionali da seguire in casi di dirottamento, ma ogni compagnia addestra il proprio personale con procedure specifiche. Il punto principale è molto semplice: «assecondare». Se un passeggero si dichiara dirottatore o terrorista, la prima regola che l'equipaggio deve seguire è di non contrastarlo, non aggredirlo, non provocarlo, anzi, mostrare di comprenderlo; perchè il primo valore da difendere è l'incolumità dei passeggeri. Ogni aereo è comunque dotato di un sistema di sicurezza che ricorda i pulsanti a disposizione dei cassieri delle banche in caso di rapina: la cabina è collegata ai controllori del volo attraverso un «transponder», un ricetrasmettitore che assicura automaticamente il flusso delle informazioni sul volo. Questo apparecchio è dotato di un codice d'allarme che permette di segnalare a terra «dirottamento in corso» senza dare nell'occhio.

Ovviamente non basta, perchè la faccenda è da sbrigare ad alta quota. Ma almeno vengono attivate una serie di procedure che saranno utili nel corso dell'azione.I dirottamenti non hanno una grande frequenza, sono pochi all'anno quando nel mondo si alza in volo un aereo al secondo. Le radici storiche dei dirottamenti risalgono alle richieste di asilo politico, ma poi, via via, le ragioni si sono estese al terrorismo o a richieste di denaro. Va ricordato che dopo l'11 settembre le misure di sicurezza negli aerei si sono fatte più stringenti: telecamere nascoste, spioncini, porte blindate e procedure per aprirle. Con il paradosso che il disastro provocato dal pilota suicida di Germanwings ha avuto come concausa proprio l'inaccessbilità della cabina.Nei voli che possono presentare qualche tipo di rischio (per informazioni raccolte dai servizi di intelligence o per la semplice bandiera del Paese) spesso viaggiano in incognito delle guardie armate, pronte, se necessario, a far valere anche la forza. Talvolta il dirottamento resta un affare confidenziale tra dirottatore e piloti; ma se viene annunciato a tutti i passeggeri, le reazioni possono essere scomposte e imprevedibili.

Tutti ricordano, per fare un esempio terrestre, che lo scorso anno su un treno Amsterdam-Parigi un terrorista marocchino fu bloccato repentinamente da tre passeggeri, due dei quali erano marines americani. Non sempre va così, ovviamente.Ai passeggeri va fatta comunque una raccomandazione: mai, ma proprio mai, in aereo va pronunciata una parola che possa innescare malcomprensioni. Ma dire a voce alta «bomba», «attentato», «dirottamento», di questi tempi c'è da andar cauti anche a pronunciare il nome di Allah. Si possono generare equivoci pericolosissimi. Una leggerezza di questo tipo può portare a un atterraggio di emergenza, e a ritrovarsi la polizia in attesa sotto alla scaletta.