Sassonia, polizia assalita dai neonazi

Violenza nelle strade a Chemnitz, nel Land orientale dove AfD fa il pieno di voti

Berlino Le vacanze estive sono finite appena da una settimana in Germania ma il clima politico è già pesante e tristemente invernale. Sono i fatti di Chemnitz a monopolizzare il dibattito pubblico. Sabato sera, un 35enne tedesco di origine cubana è stato accoltellato a morte in pieno festival cittadino. Per l'omicidio sono stati fermati due 22enni, un siriano e un iracheno. Il fatto di sangue ha dato la stura a una serie di manifestazioni dell'ultradestra aperte, domenica, da un corteo pacifico di Alternative für Deutschland, il partito xenofobo ed euroscettico tedesco fortissimo nei Länder, come la Sassonia, dell'ex Germania democratica (Ddr). Dopo AfD hanno sfilato centinaia di hooligan e neonazisti che hanno terrorizzato e malmenato gli stranieri incontrati sul loro cammino mentre la polizia faticava a riportare la situazione sotto controllo.

Per la polizia della Sassonia si tratta del secondo scivolone in pochi giorni: mercoledì scorso un reporter della Zdf intento a filmare un corteo di Pegida (un movimento islamofobo e razzista) è stato trattenuto per 45 minuti dalle forze dell'ordine su richiesta di un manifestante, poi rivelatosi egli stesso un poliziotto. Lunedì nuovi cortei: l'ultradestra da una parte con i suoi slogan contro gli stranieri e contro il governo, la sinistra antagonista dall'altra con i megafoni a gridare contro i fascisti. In mezzo la polizia, questa volta più preparata al doppio evento. Le parti si sono scontrate in una città spaventata, con i negozi chiusi specialmente quelli gestiti da stranieri e la strade semideserte.

Se lunedì aveva lasciato che fosse il suo portavoce a parlare, martedì la cancelliera Angela Merkel ha affermato che «la violenza per le strade non ha niente a che fare con lo stato di diritto». Parole di condanna che non sono certo bastate all'opposizione socialcomunista. Per la deputata della Linke Ulla Jelpe, i disordini di Chemnitz «non sono certo piovuti dal cielo» e sono imputabili anche al ministro federale degli Interni Horst Seehofer che, fautore da mesi del pugno duro con i rifugiati, è stato chiamato a «garantire la sicurezza di tutti quelli che vivono in Germania, che siano cittadini tedeschi o meno». Insomma, per la sinistra, le violenze in Sassonia «sono il prodotto di un incitamento sistematico della popolazione da parte dei piromani e dei piccolo-borghesi dell'Unione (il partito di Merkel e Seehofer, ndr) e di AfD».

Eppure i fatti di Chemnitz non sono piaciuti neppure al cancelliere austriaco Sebastian Kurz, che con la sinistra ha ben poco a che fare. Alla testa di una coalizione tra popolari e ultradestra, Kurz è spesso additato in Germania come l'esempio sbagliato del moderato che insegue i neonazisti. Ieri il capo del governo di Vienna si è tolto qualche sassolino dalla scarpa. «Sono scioccato dai disordini neonazisti a Chemnitz», ha twittato Kurz, ricordando ai suoi colleghi tedeschi che «incidenti come questo vanno condannati con la massima fermezza».