Lo sciopero ferma Hong Kong ma non le proteste

Fermi metro e voli, 82 arrestati La Lam: «Vogliono distruggerci»

È stato un lunedì nerissimo a Hong Kong, in cima a una serie di giorni neri. Uno sciopero generale indetto dal movimento che protesta contro le ingerenze di Pechino nell'ex colonia britannica ha bloccato quasi completamente i trasporti, gli scontri con la polizia sono continuati violentissimi, la borsa locale ha chiuso con quasi 3 punti percentuali di perdite. Un disastro che ha spinto la controversa governatrice, Carrie Lam, a ricomparire in pubblico dopo qualche giorno di assenza. La donna nel corso di una inconsueta conferenza stampa è apparsa provata e scossa e non ha lesinato attacchi ai manifestanti, che secondo lei vorrebbero «distruggere» Hong Kong: «I manifestanti - ha spiegato Lam - stanno spingendo Hong Kong sull'orlo di una situazione molto pericolosa» che secondo il capo dell'esecutivo potrebbe arrivare a minacciare lo status della ex colonia britannica come territorio semiautonomo dalla Cina fino al 2047 in base al teorema «un Paese, due sistemi». La governatrice non ha però manifestato l'intenzione di dimettersi e ha giustificato la polizia accusata di brutalità perché sottoposta a una «tremenda pressione».

È stato un lunedì di passione per sette milioni di hongkonghesi. Lo sciopero convocato su Internet dai lavoratori di una ventina di settori ha fermato la metropolitana (otto linee hanno smesso di funzionare totalmente o parzialmente) e ha causato problemi anche al traffico aereo: 230 voli in partenza dal locale aeroporto - l'ottavo più trafficato al mondo - sono stati cancellati e numerosi sono stati i ritardi perché molti lavoratori hanno scioperato e altri hanno avuto difficoltà a raggiungere lo scalo. Il governo ha confermato che molti impiegati hanno chiesto la giornata di ieri come permesso o congedo per malattia.

La paralisi della città non ha fermato gli scontri. Gli agenti antisommossa hanno usato i gas lacrimogeni contro i manifestanti nel centralissimo quartiere di Wong Tai Sin. La polizia ha riferito di aver arrestato ieri 82 persone. Nel corso di una conferenza stampa, il soprintendente della polizia, Kong Wing-cheung, ha aggiunto che dallo scorso 9 giugno, quando sono iniziate le proteste, in tutto sono state arrestate 500 persone, di cui 50 sono state ufficialmente incriminate. Sempre secondo i dati della polizia, da giugno sono stati lanciati mille lacrimogeni e sono stati sparati oltre 150 proiettili di gomma.

E le cose sembrano destinate a peggiorare. «L'estate del malcontento continuerà. Le richieste di democrazia non finiranno mai con la repressione dei diritti umani», ammonisce su Twitter l'attivista più noto di Hong Kong, Joshua Wong Chi-fung. Da parte sua Pechino ha annunciato per oggi una conferenza stampa nel corso della quale, secondo quanto riporta il South China Morning Post, due rappresentanti dell'ufficio del Consiglio di Stato per gli Affari di Hong Kong e Macao (Hkmao) annunceranno «qualcosa di nuovo» per Hong Kong.