Se Marine gioca le sue carte per le Europee

Marine Le Pen e i suoi compagni (ci si passi l'ossimoro) di strada dell'ex Front National non sono dei modelli ideali per la democrazia. Nonostante si sforzino, di restyling in restyling, di nascondere le loro origini e le loro convinzioni profonde, restano ciò che sono: nazionalisti di estrema destra. Questo loro «peccato originale» li espone però anche ad accuse ingiuste e a strumentalizzazioni da parte dei loro avversari politici. È il caso di ciò che sta succedendo attorno alla rivolta dei «gilet gialli», un fenomeno di piazza dalle evidenti caratteristiche di spontaneità contro le politiche dell'Eliseo. Presi in contropiede dalle dimensioni e dalla determinazione della protesta, i ministri del presidente Macron sembrano in cerca, più che di risposte da dare a cittadini comprensibilmente arrabbiati, di un pretesto per delegittimarla. Questo pretesto è stato fornito dalla presenza sulle barricate parigine di infiltrati della destra estrema, verosimilmente agitatori professionali senza padrini di qualche peso. Tanto è bastato al ministro dell'Interno francese, Christophe Castaner, per parlare di «sobillatori» che «hanno risposto all'appello di Marine Le Pen».

Ma cosa aveva detto la leader del Rassemblement National? Come ha spiegato lei stessa, replicando alle accuse di Castaner, «avevo chiesto al governo perché non permette ai gilet gialli di protestare sugli Champs Elysees, dove si svolgono altri raduni. Così si dà la sensazione che i Gilet gialli, seppur pacifici, non siano trattati con la calma e la benevolenza di cui godono le milizie d'estrema sinistra, che sistematicamente danno prova di violenza, in tutta impunità. Non ho mai invocato alcun genere di violenza, Castaner è patetico e disonesto».

Il filo che separa critiche e sobillazioni in questo caso è sottile, ma non pare questo il punto. Marine Le Pen andrebbe semmai temuta per la sua capacità, che circostanze come queste acuiscono, di conquistare consenso contro un governo che si proclama europeista e chiude le orecchie davanti al suo stesso popolo. In maggio si vota in Europa, e se in Francia vincesse «Marine Bleu», altro che gilet gialli.