Siamo come gli inglesi: meglio parlare del tempo

Mi sono svegliato e c'era il sole. Per la prima volta mi sono sentito rianimato dai raggi della nostra stufa stellare. Siamo a giugno, ma ancora serpeggia il novembre climatico e la depressione. Questo riscaldamento globale l'hanno fatto malissimo, specie per quelli come me che vorrebbero solo estate e mare.

E poi, siamo sinceri: è arrivata l'ora per noi spiriti liberi di parlare solo del tempo. Come gli inglesi. Gli inglesi parlano soltanto del tempo con gli sconosciuti per non sfiorare i tasti dolenti della politica o della religione. Una precauzione imparata ai tempi dei roghi. Le televisioni, largamente colpevoli della situazione di cui è meglio non parlare, sembrano ancora più compatte nel parlar d'altro, ma accanitamente. Si fa finta. Si fa finta che a Bruxelles abbia vinto la rivoluzione, che Orban e Salvini siano ancora pappa e ciccia, che la Spagna non ci stia superando in serietà e produzione di ricchezza, che in Inghilterra l'ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra, Boris Johnson, non sia stato trascinato in tribunale per rispondere di tutte le bufale che ha diffuso e che hanno determinato per un pelo la vittoria della Brexit.

Noi siamo molto più avanti degli inglesi. I nostri politici possono diffondere qualsiasi bufala sapendo che una benevola tolleranza li protegge. Il raggio di sole è appassito come un vecchio fiore, accendiamo la stufetta, muniamoci d'ombrello e consoliamoci con il saggio motto di Flaiano: coraggio, il meglio è passato.