Smaltimento a chilometro zero. Quando il compostaggio è "smart"

Il nuovo impianto evita il trasporto dei sacchi e riduce i consumi di anidride carbonica

Ora si potrà dire «a chilometro zero» anche a proposito dello smaltimento dei rifiuti. Immaginate un mini impianto di compostaggio dell'umido. Immaginatelo al servizio di una catena di ristoranti, di una mensa aziendale o di un centro commerciale. E di sistemarlo all'interno di una stanza. Vi libererà di tonnellate di rifiuti «umidi», un centinaio, a voler essere precisi, in un anno. In cambio vi restituirà del «compost» di qualità. Terriccio da usare come fertilizzante, da regalare ai clienti o da impiegare nei propri orti e giardini. Senza additivi chimici.

Si chiama «SamrtComp», verrà presentato a Ecomondo, la fiera leader in Europa, dedicata al green e all'economia circolare (in corso a Rimini fino a domani). Il mini compattatore è stato messo a punto da Acea, società multiservizi italiana, con il contributo dell'ente pubblico Enea e dell'Università della Tuscia.

«È un impianto innovativo - ha spiegato Alessandro Filippi, direttore dell'Area Ingegneria e Servizi di Acea - finalizzato al lancio del compostaggio diffuso. Adatto dunque alle grandi utenze private che non usufruiscono dei servizi delle municipalizzate. Permette di trasformare in loco i rifiuti umidi». In quanto tempo? «Grazie alla tecnologia sensoristica e a un processo aerobico è possibile modulare la velocità e ottimizzare i risultati. In un tempo massimo di 90 giorni si ottiene terriccio fertilizzante di ottima qualità».

Avete stimato i risparmi? «Per il privato vi è un'indubbia riduzione dei costi perchè non si occuperebbe delle procedure di trasporto e smaltimento fuori sede. La ricaduta immediata è un positivo impatto sull'ambiente dato dalla riduzione delle emissioni di gas serra». Già, si eviterebbero da un lato il trasporto su gomma e, dall'altro la giacenza e la raccolta sul territorio. Meno viaggi da Sud a Nord, insomma. E meno camion voluminosi sulle autostrade. Le imprese dotate di SmartComp potrebbero fregiarsi della certificazione «waste organic free». «Il valore aggiunto è poi il meccanismo virtuoso della consapevolezza - Ci si accorge della portata degli scarti e di come la trasformazione degli stessi possa trasformarsi in un prodotto che, a sua volta, dà origine a qualcosa».

Il progetto è stato possibile dalla sinergia di varie competenze; dalla Facoltà di Agraria dell'università della Tuscia a Enea alla stessa Acea.

Per quanto riguarda Acea, il progetto risponde ai requisiti del piano industriale 2019-2022 che prevede investimenti in Sostenibilità per un totale di 1,7 miliardi con un incremento di 400 milioni rispetto al piano precedente. Non solo. Il piano comprende 160 obbiettivi su 169 fra quelli stabiliti dall'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. «Ci siamo prefissati di installare 250 SmartComp entro il 2022 - ha aggiunto Alessandro Filippi - In questo modo contribuiremo a realizzare un sistema diffuso dalla capacità di 25mila tonnellate all'anno di compostaggio. L'equivalente di un impianto che gestisce i riufiti organici di una città di 250mila abitanti, come Venezia. Il tutto ridurrebbe i costi dell'intera filiera del 30% sul territorio nazionale».

Acea ricorda che il progetto è anche in linea con i principi dell'economia circolare come suggerito dalla Commissione Europea che ha imposto ai Paesi dell'Eurozona obbiettivi importanti sul recupero di materie nel processo di chiusura del ciclo di rifiuti.

SmartComp è presentato in questi giorni alla XXIII edizione di Ecomondo, la più importante fiera di settore che si svolge a Rimini e che permette alle imprese di servizi di incontrarsi.

La novità del nuovo mini impianto realizzato da Acea sta tutto nella parola «smart». Come ha ricordato Filippi, «sulla macchina di compostaggio abbiamo installato una tecnologia innovativa, studiata nei minimi dettagli, che ottimizzi la procedura in tempi contenuti». L'azienda non si occuperà più dello smaltimento; avrà poi a disposizione del terriccio di buona qualità da impiegare come fertilizzante sui propri terreni o da regalare ai clienti. Agriturismi, ristoranti e catene del food guadagneranno ulteriore appeal mostrando ai clienti di aver coltivato i prodotti locali con un fertilizzante senza additivi chimici.

Commenti

Pigi

Mar, 05/11/2019 - 09:55

Il fertilizzante ottenuto con il compost non è di alta qualità, tutt'altro. In Germania hanno fatto vedere un servizio con montagne di compost inutilizzato, neanche gratis. E se non viene usato neanche gratis, vuol dire che non funziona. I motivi sono facilmente comprensibili: la composizione è aleatoria, perché dipende dalla varietà dei rifiuti, mentre un prodotto industriale ha una composizione specifica e ripetibile, quindi adatta ad ogni esigenza diversa. Soldi sprecati, un altro mito politicamente corretto da sfatare.