Stalin, Hitler e Tito Ecco perché i dittatori sono pazzi di cinema

Insonni o con il pallino di istruire le masse. Il Führer aveva un debole per i musical, il maresciallo non disdegnava Pinocchio e Biancaneve

Sono le notti, che quando arrivano, sono uguali per tutti. Buie e lunghissime anche per i potenti, anche per i dittatori che in comune hanno l'insonnia che li accompagna. Ed è proprio lì, esattamente in quello spazio ovattato e silenzioso della notte che cresce la passione e si insinua, fino a diventare ossessione, l'amore per il cinema.

Pellicole da proiettare per ore, da godersi nell'intimità della propria sala a Palazzo, in solitudine o con uno stuolo di obbedienti seguaci. Stalin ad esempio, che di cinema era un vero appassionato, obbligava i suoi a interminabili sessioni - con un certo senso sadico- costringendo tutti a stare svegli fino a tardi. Altro che corazzata Potiomkin. I preferiti di Stalin, l'uomo che esercitò il terrore sui sovietici a colpi di purghe e gulag, aveva un debole per i musical americani.

Come lui il suo predecessore, Lenin strizzava l'occhio al cinema. Forma d'arte che considerava ben più nobile della musica che invece lo irritava perchè - diceva lui- lo costringeva a inutili sentimentalismi. È probabile che l'artefice della Rivoluzione Russa già intravedeva tutto il potere della macchina da presa, del fascino di raccontare una storia, e soprattutto di trasmetterla alle masse. Molto più utile un film per la causa del proletariato.

E non era un caso se anche Hitler considerava la settima arte sublime e ne rimaneva ammaliato. Soffriva spessissimo d'insonnia, e proprio la notte si concedeva pause cinematografiche. E anche in questo caso i preferiti erano musical e operette viennesi dell'epoca. In America le case di produzione, dirette in gran parte da intellettuali e imprenditori di origine giudaica, si trovarono spesso a trattare col console tedesco a Los Angeles, Georg Gyssling. E con lui decidevano le modifiche necessarie a incontrare i favori del dittatore. Dall'altra parte dell'Europa, un altro tiranno, il generale Francisco Franco, ripetitivo e noioso nei suoi rituali, ligio alle regole del non bere e del coricarsi presto la sera, dopo aver detto il rosario con la moglie, Donna Carmen, non perdeva mai l'occasione per un film. Ne era così intimamente ossessionato che arrivò a produrre una sua stessa biografia: Raza . Talmente autocelebrativa che ebbe non poche difficoltà a trovare registi pronti a realizzare il suo sogno.

Ieri come oggi, tra i dittatori contemporanei anche Kim Jong-Il il beneamato lider della Repubblica Democratica della Corea del Nord, era un patito cinefilo. Dare impulso alla cimatografia era uno degli obbiettivi principali. A vent'ani era già un esperto dei film. In un edificio strettamente controllato dalle sue guardie, teneva costodita la sua collezione segreta di ventimila pellicole, tutte rigorosamente proibite nel Paese. Per anni, agenti speciali sono stati inviati per lui a New York, a Parigi, a Mosca, per missioni segretissime: recuperare gli ambitissimi film. Amava dare grandiose feste il Beneamato, ma il piatto forte delle serate erano le proiezioni di pellicole occidentali. A volte due o tre di seguito. Soprattutto le pellicole di James Bond, ma solo quelle in cui lo 007 era interpretato da Sean Connery, il suo attore preferito. E poi i western di cui il lider era un vero e proprio fanatico. Conosceva ogni singolo film del genere, li guardava e li riguardava e ne conosceva quasi ogni battuta. Una passione per i cowboy condivisa da un altro dittatore: il maresciallo Tito. Anche lui si esaltava per le pistole nei saloon. Il Tito privato amava pellicole ordinarie mentre odiava le avanguardie. In testa, i film western ma anche gli spaghetti western di Sergio Leone. E poi i film di Hitchcock e del neorealismo italiano che seguiva in lingua originale. Si preparava poi ai viaggi ufficiali all'estero guardando i cinegiornali inglesi. E ammirando i film dei suoi ospiti prima di incontrarli. Tito non disdegnava neppure i cartoni animati. Guardò Pinocchio e Biancaneve nel 1951, quando era convalescente dopo un intervento. E non interruppe l'abitudine del film quotidiano neppure il giorno del suo matrimonio con Jovanka, quando guardò un documentario. Patito dei personaggi di Walt Disney era Benito Mussolini. I fumetti erano il lato debole del Duce: si emozionava davanti a «Biancaneve e i sette nani», pronto perfino a rompere l'embargo per proiettare «Fantasia» a villa Torlonia.