Troppa corruzione. Ora gli sponsor vogliono scappare

Un'industria da 5 miliardi e in crescita. Ma i grandi marchi temono danni all'immagine. Coca Cola e McDonald's chiedono "chiarezza", la Visa "pulizia"

Quella del calcio mondiale è un industria enorme, con numeri da capogiro. Finanziata anche da multinazionali che sponsorizzano i grandi eventi, ma che ora sembrano esitare di fronte al Blatter-5 varato ieri in modo quanto meno rocambolesco a Zurigo. Grandi marchi come Coca-Cola e McDonald's non vogliono infatti vedere il loro nome a manifestazioni sportive sulle quali grava l'ombra di scandali e corruzione. Anche se c'è da credere che le grandi aziende alla fine poi resteranno a mettere il loro logo sui lucidi palloni del mondo, magari cercando di avere uno «sconticino» sulle tariffe milionarie.

Prima di tutto facciamo una fotografia alla torta in palio. La Fifa nel quadriennio 2011-14, quello del quarto mandato di Sepp Blatter, ha generato introiti per 5,718 miliardi di dollari, un dato record con una crescita di ben il 37 per cento rispetto al quadriennio precedente, quando il «fatturato» del la federazione delle federazione si era fermato a 4,189 miliardi. Stiamo parlando di una cifra che corrisponde al Pil (annuale) di Paesi piccoli ma non trascurabili come Guinea o Kosovo. E c'è spazio anche per degli utili: a fronte di spese per 5,380 miliardi, l'utile è infatti di 338 milioni. Naturalmente la principale fonte di introiti (84 per cento) è la Coppa del mondo. E questo spiega perché al centro del Fifagate ci sia soprattutto l'assegnazione della maggiore manifestazione calcistica mondiale (le prossime saranno Russai 2018 e Qatar 2022). Quanto alle spese, 3,9 miliardi sono stati destinati a organizzare manifestazioni sportive e programmi di sviluppo del calcio nel mondo, per la prima volta superiori al miliardo.

Cifre che sono per buona parte dovute ai contributi dei supersponsor: nell'ultimo quadriennio le partnership commerciali hanno inciso per 1,6 miliardi dollari. Solo nel 2014 la Fifa ha incassato 162 milioni di euro dai suoi sponsor storici (Adidas, Coca-Cola, Emirates, Hyundai, Sony e Visa), più altri 120 dagli accordi siglati per i Mondiali in Brasile. Molte di queste multinazionale ora mugugnano, minacciando di ritirarsi se non verrà fatta pulizia.

La Visa, leader mondiale delle carte di credito, partner della Fifa dal 2007 e che recentemente ha prolungato la partnership fino al 2022, ha chiesto misure immediate «per ricostruire robuste pratiche etiche» all'interno della Fifa. Se ciò non dovesse accadere - la puntualizzazione che sa tanto di aut aut - la Visa, che ha espresso «profonda delusione e preoccupazione» per l'accaduto, ha fatto sapere che rivedrà la sponsorizzazione. E anche la Coca-Cola, sponsor da 30 milioni di dollari l'anno, e McDonald's chiedono chiarezza, ricordando come «questa inchiesta ha offuscato la missione e gli ideali della Fifa». Il gigante del fast-food (sponsor di «secondo livello», come la Budweiser, e attivo solo nelle grandi kermesse internazionali) si è detto «estremamente preoccupato» per le rivelazioni delle ultime ore, aggiungendo che valuterà «molto seriamente» ogni questione relativa all'etica e alla corruzione. Ma le dimensioni della torta fa sembrare improbabile che qualcuno voglia rinunciare alla sua fetta.