Sulla Strada ferita delle Fate. Da qui è partito il terremoto

La faglia si è aperta per 4 km sui Monti Sibillini. Ora il sentiero del Redentore è chiuso perché crolla la montagna

da Forca di Presta (Ascoli P.)

Le fate furono sorprese dalle luci dell'alba a Castelluccio di Norcia, e fuggirono veloci verso la cima del Redentore, incidendo la roccia con i loro zoccoli di capra. La ferita da cui è partito tutto si chiama «La strada delle Fate», Monti Sibillini, cima del Redentore sul Monte Vettore, un luogo di miti e prodigi, sopra il Pian Grande di Castelluccio, accanto al Lago di Pilato che diventa rosso in particolari condizioni di luce e di temperatura, tomba di Ponzio Pilato per le leggenda, alti sul Pian Perduto. Tutto nel complesso del Vettore, il più alto dei Monti Sibillini con i suoi 2476 metri, parla con la lingua dei misteri, un vento di favole punteggiato nella stagione estiva dai colori dei parapendii, che guardano questa Italia che sembra la luna e dove si trova una delle faglie più pericolose della penisola.

Quattro chilometri, una linea che sale lungo la strada delle Fate e si inerpica sul Redentore. Il soccorso alpino sta diramando dispacci per sconsigliare completamente le escursioni verso le vette e verso il lago. Dal rifugio Zilioli, un bivacco che si trova sopra Forca di Presta, potrebbero esserci imprevedibili e improvvisa crolli di roccia. E la scossa 4.4 che ha avuto ieri come epicentro Norcia ha spaventato tutta la zona. A Castelluccio, il paese arroccato in fondo alla piana venendo da Norcia, già dopo il terremoto del 24 agosto il paese è stato considerato inagibile, transennato con i nastri di divieto, ed è ora completato il montaggio delle tende nella piazza principale.

Un gruppo di geologi di Chieti si è inoltrato nella zona per un primo sopralluogo, cercando di tracciare su carta la linea in cui la terra si è tagliata, e le diramazioni, le fagliazioni di superficie, tra le faglie del Monte Gorzano, Monti della Laga, zona di confine tra le provincie di Rieti e di Teramo, e quella del Vettore. Con quella di Montereale, sono le tre strutture geologiche più sotto osservazione della zona appenninica. Ma sulla montagna brulla che domina la piana delle lenticchie, dove le pendici diventano viola e gialle nel mese di giugno per le distese di fiori, la ferita della terra si vede meglio che altrove, lì a due mila metri, lungo il percorso di fuga delle fate.

La strada che porta dalla base del sentiero a Castelluccio è spaccata da alcune crepe. E fenditure nuove si sarebbero aperte anche sulla risalita, ci mostra un gruppo di escursionisti di Macerata: «Ci hanno impressionati soprattutto in discesa». Il pericolo viene soprattutto da ciò che è in bilico, le rocce pericolanti, ma la visione di quella montagna che si apre in pieghe difformi è l'immagine della potenza del terremoto. Qualcuno continua a salire, almeno per il primo tratto, ma anche chi conosce bene la zona sconsiglia assolutamente di avventurarsi verso il Lago di Pilato, chiamato nell'antichità anche Lago della Sibilla, luogo di oracoli e secoli fa anche di stregoni, dove bisogna fare attenzione alle rocce che si staccano anche in tempi normali.

«Le crepe sul sentiero verso le cime esistevano già ci spiegano dal rifugio di Colle Le Cese non bisogna creare allarmismi. Attenzione alle rocce pericolanti, questo sì. Quando avviene un movimento della natura, come neve o terremoto, la montagna si libera di ciò che è vecchio. Certo, in cresta al lago è assolutamente sconsigliato andare». I rifugi iniziano ad offrire disponibilità per soccorritori o terremotati, «sempre che abbiano intenzione di venire fin quassù a 1500 metri di altezza», ci si chiede però che futuro possa avere il turismo con questa terra che non sta smettendo di scuotersi. «Il terremoto la valutazione dei geologi di Chieti è avvenuto nella zona di transizione di due strutture geologiche distensive». Gorzano e Vettore. Nel vento forte che soffia alle pendici dei Sibillini le fate tornano a uscire dalla terra senza spiegazione.