Il terremoto sbriciola il Nepal: migliaia di morti sotto le macerie

La scossa di magnitudo 7,9 è stata avvertita anche in India e Bangladesh e ha provocato valanghe sull'Everest Caduta la torre Unesco di Dharahara

«Il viaggio a Katmandu era il sogno di una vita, ma è diventato il peggiore degli incubi». Sammy Sproule è un giovane originario di Belfast che assieme a due suoi connazionali si è ritrovato a strappare esistenze dalle macerie, mettendo forzatamente da parte i propositi di un turista qualsiasi.

Sammy si è trovato di fronte a un Nepal in ginocchio, sbriciolato come un biscotto da due spaventose scosse di terremoto che ieri mattina, a distanza di una mezz'ora l'una dall'altra, hanno scatenato l'inferno. Il bilancio, purtroppo provvisorio, è di migliaia di morti (almeno 1.500), altrettanti feriti e un numero imprecisato di dispersi.

Si tratta del peggior sisma in Nepal degli ultimi 81 anni. Le scosse di magnitudo 7.9 della scala Richter, registrate intorno alle 12 ora locale (le 8 in Italia) non hanno risparmiato nulla, distruggendo tra l'altro siti archeologici, coma la celebre torre Dharahara (patrimonio Unesco) e scatenando una valanga sull'Everest che ha travolto il campo base uccidendo 18 alpinisti e ferendone altri 30.

Secondo i dati forniti dall'Ingv, l'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, le vittime potrebbero essere a migliaia, al punto da accostare la tragedia nepalese a quella altrettanto terribile di Haiti nel dicembre del 2010, quando i morti furono 230mila. La capitale Kathmandu è di fatto un cumulo di macerie, ma il terremoto, e le sue 14 fortissime scosse di assestamento, hanno provocato danni e vittime anche in altre città del Nepal (Biratnagar, Lalitpur e Pokhara) così come in India Cina e Bangladesh. Gravissime le distruzioni di edifici e monumenti storici spesso recentemente restaurati, non solo nella capitale. Il caos regna sovrano e le ricerche dei soccorritori sono proseguite alla luce delle torce elettriche per tutta la notte. Decine di migliaia di persone sono ancora in strada perché senza più un'abitazione dove trovare rifugio e per la paura di nuove scosse. Gli ospedali sono in tilt per il continuo arrivo di feriti, l'aeroporto è stato chiuso e diversi voli in partenza dall'India e dalla Cina sono stati cancellati.

La Farnesina, in coordinamento con le rappresentanze diplomatiche in India e Nepal, ha verificato l'eventuale coinvolgimento di italiani. Per il momento sono segnalati tre connazionali bloccati sull'Everest (tra cui Marco Confortola, già sopravvissuto a un tragico incidente sul K2 nel 2008), mentre non ci sarebbero particolari problemi per un gruppo di scalatori vicentini.

Il Paese è completamente paralizzato, e le notizie arrivano essenzialmente attraverso le testimonianze della gente comune che racconta sui social network quanto sta accadendo e che rassicura i parenti all'estero sulle proprie condizioni di salute. «Almeno fino a quando la batteria del pc mi verrà in soccorso continuerò a cercare i miei cari - raccontava attorno alle 18 di ieri Sritija Kunawar, studentessa di ingegneria che su Facebook spiega di non avere più notizie della madre e dei suoi fratelli di 12 e 15 anni - le linee telefoniche non funzionano e la mancanza di elettricità non ci consente di ricaricare i cellulari. Dopo le scosse per la nostra gente è come morire una seconda volta».

La sua drammatica testimonianza fa il paio con quelle di tantissime altre persone che segnalano l'assenza di acqua, e il crollo costante di vecchie abitazioni rese inagibili nel corso delle prime due scosse della mattina. Il governo nepalese ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale e ha deciso di stanziare circa 4 milioni di dollari per la ricostruzione delle aree terremotate. Una cifra talmente irrisoria che sta provocando l'indignazione dei superstiti. Al premier Sushil Koirala, che ha sospeso la visita in Indonesia per seguire da vicino la tragedia, viene chiesto dal quotidiano d'opposizione Nispakshya «di non presentarsi in pubblico. Sarebbe di cattivo gusto cercare di raccogliere consensi politici sulla pelle delle persone decedute».

In questa fase si deve semmai cercare di raccogliere risorse. Il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, ha annunciato che l'organizzazione sta preparando «un grande sforzo» per gli aiuti. Gli Stati Uniti offrono un milione di dollari e una squadra di esperti. L'Ue ha fatto sapere che darà vita a un cordone umanitario. L'Italia ha stanziato un primo fondo di 300mila euro mentre la Gran Bretagna ha annunciato che invierà nelle prossime ore uomini e mezzi, così come Medici Senza Frontiere. Sostegno alla popolazione nepalese è stato offerto anche da Cina e India, pesantemente segnate dal medesimo sisma.