Le trame, le lettere e i tribunali nella crisi più pazza di Londra

Scenari e paradossi di governo e opposizione E tra gli inglesi crescono ansia e stress da «no deal»

Il Parlamento chiude nelle settimane più importanti della storia del Regno Unito, a 51 giorni dalla Brexit. L'opposizione vota contro le elezioni anticipate che chiede da due anni. Il governo è pronto a chiedere un voto di sfiducia contro se stesso pur di andare a elezioni anticipate. Il premier governa senza maggioranza e non vuole venga applicata una legge votata dalla maggioranza che non ha più. Johnson potrebbe inviare a Bruxelles due lettere: una in cui chiede il rinvio preteso dal Parlamento, l'altra in cui spiega di non volere il rinvio. I funzionari pubblici sarebbero pronti a chiedere alla Ue la proroga che il governo si rifiuta di chiedere alla Ue. Il governo, pur di non chiedere il rinvio alla Ue, potrebbe decidere di dimettersi e lasciare che sia il leader dell'opposizione a chiedere la proroga alla Ue. L'Irlanda e l'Unione europea, pur di evitare una Brexit senza tutele per l'Irlanda, rischiano di finire con una no-deal-Brexit senza alcuna tutela per l'Irlanda.

La crisi più pazza di Londra è ormai un mix di dramma e farsa, a metà fra House of Cards e una puntata di Mister Bean, inarrivabile nell'avventurarsi in situazioni inestricabili. Per raggiungere i propri obiettivi, governo e opposizione si stanno avviluppando in una serie di contraddizioni e paradossi. E il tribunale di massima istanza, la Corte Suprema, potrebbe essere presto chiamato a sciogliere ciò che la politica non riesce più a dipanare.

L'Economist lo aveva previsto: a vent'anni dalla Cool Britannia di Tony Blair, potrebbe arrivare il tempo della Uncool Britannia, il contraltare dell'epoca d'oro del Regno Unito. Ed eccolo dipanarsi l'annus horribilis della culla della democrazia. Ecco l'esempio perfetto di un Paese senza una costituzione scritta che comincia a rimpiangere una Costituzione scritta. Ecco Londra, la capitale più multicult d'Europa, che rischia di diventare la capitale più inospitale d'Europa per gli europei. Da sempre abituati a guardare con sufficienza (e a ragione) le faide e i garbugli della politica del Continente, ecco gli inglesi osservare sbigottiti le trame di palazzo e gli azzeccagarbugli della politica loro (sempre a ragione). Boris Johnson è paragonato a Matteo Salvini pure dal Financial Times. Theresa May è ancora vituperata ma per certi versi anche rimpianta. Tutti sono più arrabbiati e frustrati che mai, osservatori politici e commentatori, giornalisti al limite delle forze e degli scenari da calcolare e prevedere.

Non è un caso che la Mental Health Foundation, l'istituto di beneficienza per la salute mentale fondato nel secondo Dopoguerra, abbia una sezione dedicata alla «ansia da Brexit». L'ultima rilevazione dice che il 43% degli inglesi si sente «impotente», il 39% «arrabbiato», il 38% «preoccupato». Uno dei consigli è la presa di coscienza: «Sii consapevole dei tuoi limiti, accetta che ci siano cose fuori dal tuo controllo». E per sbloccare la situazione: «Non sopravvalutare le differenze. Cerca di investire su quello che hai in comune con gli altri». Una lezione più utile alla politica che agli inglesi alle prese con il delirio Brexit.

Commenti

newman

Mer, 11/09/2019 - 11:01

La Mental Health Foundation stá ripetedno ció che Aristotele disse piú di duemila anni fá: Sii consapevole dei tuoi limiti, accetta che ci sono cose fuori del tuo controllo. Un'edizione "brexit" dell'Etica a Nicomaco con prefazione di Boris Johnson, la scheggia impazzita della scena politica UK. Bisognerebbe aggiungere: Se vedi che il nuovo é peggiore del vecchio, tienti il vecchio.