Il tramonto della Merkel chiude un'epoca a Berlino "Colpa mia la sconfitta Non sarò più Cancelliera"

Berlino «Come cancelliera e leader della Cdu, mi assumo la responsabilità dei successi e degli insuccessi», e poiché il risultato elettorale in Assia è stato «amaro e deludente, è giunta l'ora di aprire un nuovo capitolo». Con queste parole la cancelliera tedesca Angela Merkel ha annunciato che non si candiderà alla testa del partito cristiano democratico al congresso di dicembre. Merkel guida la Cdu dal 2000 e l'annuncio del suo addio ha qualcosa di epocale per la politica tedesca. La leader venuta dall'Est ha assicurato di non avere intenzione di correre per alcuna poltrona europea vedi alla voce nomina di un nuovo presidente della Commissione Ue nel 2019 augurandosi di restare cancelliera fino alla fine della legislatura nell'autunno del 2021.

Quello espresso da Merkel «è un desiderio», spiega al Giornale Bernhard Weßels, professore di Scienze Politiche alla Humboldt Universität zu Berlin. «Il capo del governo ha bisogno dell'appoggio del partito e del gruppo parlamentare». E Merkel sembra vacillare in entrambi i settori specialmente il primo. Poche settimane fa i deputati del blocco Cdu-Csu hanno scelto Ralph Brinkhaus come nuovo capogruppo, bocciando la candidatura di Volker Kauder, considerato il braccio destro della cancelliera.

Ma se Brinkhaus non va annoverato fra i tradizionali oppositori interni di Merkel, molti nel partito si sono stancati di una cancelliera considerata troppo di sinistra. Si è stancato il signor Müller, l'elettore medio orfano della politica conservatrice di Helmut Kohl e messo davanti a tante scelte di sinistra (dallo stop al nucleare, all'adozione di un salario minimo, alle «nozze per tutti») di una cancelliera che ha governato per due volte con la Spd. Così come si sono stancati tanti dirigenti cristiano-democratici che hanno bene amministrato il loro comune o il loro Land, per vedersi bocciati alle urna a cause dell'impopolare politica di accoglienza dei profughi dettata da Merkel. Una scelta imposta d'imperio a tutto il partito. «Allo stesso tempo non va sottovalutata la forza della cancelliera in seno alla Cdu», riprende Weßen. «Se a dicembre si ricandidasse, sarebbe eletta magari con una maggioranza non enorme, ma nessun candidato è più forte di lei».

C'è dunque da aspettarsi che «Merkel cercherà di influenzare la scelta del proprio successore», della persona cioè che prima prenderà le redini della Cdu e che poi cercherà di diventare cancelliere. Poco dopo il mezzo passo indietro di Merkel sono fioccate le candidature. Fra i primi a mettersi in corsa si è visto Jens Spahn: l'attuale ministro della Salute rappresenta l'ala destra del partito, quella più in sofferenza per le politiche centriste del governo. Poi c'è Annegret Kramp-Karrenbauer, segretaria generale della Cdu e candidata «naturale» alla successione. «AKK sarà sostenuta da Merkel ma sconta il fatto di non essere deputata e di non avere esperienza diretta di governo», osserva il politologo. Anche l'ex capogruppo della Cdu, Friedrich Merz, si è detto pronto a candidarsi «se il partito glielo chiederà».

Il punto sarà trovare la quadra fra chi è popolare nel partito e chi sa vincere le elezioni. Merkel resterà dunque al potere finché chi le succederà alla testa della Cdu le chiederà di farsi da parte. Ci potrebbero volere dei mesi e la successione alla guida della Germania sarà tanto più morbida quanto più Merkel riuscirà a controllarla. Poi rimangono le incognite esterne: travolti dai propri insuccessi, i socialdemocratici potrebbero decidere di lasciare il governo di grande coalizione. «Ma anche in quel caso le elezioni anticipate non sono una scelta scontata», conclude Weßens, ricordando che poche settimane fa il presidente del Bundestag, Wolfgang Schäuble ha detto che anche la Germania può immaginare di essere guidata da un governo di minoranza.