Ucciso in diretta su Facebook: agente assolto, rivolta in strada

Scagionato (ma licenziato) il poliziotto che sparò durante un controllo. Protesta degli afroamericani: 18 gli arresti

New York - La morte in diretta Facebook di Philando Castile, l'afroamericano ucciso nel luglio scorso da un agente della polizia durante un controllo di routine al semaforo, aveva sconvolto l'America. Ora, a quasi un anno di distanza, il poliziotto che ha freddato il 32enne del Minnesota è stato scagionato da tutti i capi d'accusa. Anche se, nonostante l'assoluzione, arrivata dopo 29 ore di camera di consiglio, Jeronimo Yanez è stato licenziato. Il caso aveva scatenato un'ondata di proteste in tutto il Paese, rilanciando il dibattito sulla violenza da parte delle forze dell'ordine nei confronti di cittadini di colore. E pure dopo la sentenza di venerdì sera migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare pacificamente contro la decisione della giuria.

L'agente Yanez aveva fermato Castile a un semaforo a Falcon Heights, un sobborgo di St. Paul, pensando che l'uomo corrispondesse alla descrizione di un sospettato per rapina. Durante il controllo il 32enne ha comunicato all'agente di avere una pistola con regolare licenza, e subito dopo a Yanez è parso che stesse per estrarre l'arma, così gli ha sparato a bruciapelo. Castile era in macchina con la fidanzata e la figlioletta di lei, e a rendere ancora più drammatica la vicenda è stato il video shock della donna, Diamond Reynolds, che ha mostrato in diretta streaming gli ultimi istanti di vita del giovane. Un filmato di quasi 10 minuti, postato sull'account Facebook di Reynolds e diventato immediatamente virale, prima di essere eliminato dal social network per i contenuti troppo cruenti. Nelle immagini si vede il 32enne - che lavorava come responsabile alla mensa della St. Paul's J.J. Hill School - in un lago di sangue. Mentre la fidanzata, costretta a rimanere immobile con le mani in vista, urla che un agente ha appena sparato «quattro o cinque colpi». La donna poi spiega che Castile, fermato per un controllo, aveva detto di avere il porto d'armi e stava estraendo il documento dalla tasca quando il poliziotto ha aperto il fuoco.

La decisione del tribunale di assolvere Yanez ha riacceso il dibattito sull'eccesso di violenza, molto spesso impunita, delle forze dell'ordine nei confronti dei cittadini afroamericani. E la madre del giovane ucciso, Valerie Castile, ha parlato di razzismo sistemico in Minnesota: «Il sistema continua a deludere i neri, e continuerà a deludere tutti voi» ha accusato, ribadendo che la morte del figlio è stato un omicidio. Pochi minuti dopo l'annuncio della sentenza migliaia di persone sono scese in piazza a St. Paul per una marcia di protesta, e poi si sono dirette verso la Interstate 94, bloccando il traffico. Diciotto manifestanti sono finiti in manette per non aver rispettato l'ordine della polizia di disperdersi, ma non ci sono stati scontri.

Tra i partecipanti anche tanti adolescenti, portati dai genitori per ricordare i giovani di colore morti per mano di agenti. «Mio figlio tra poco compirà 14 anni, potrebbe diventare una vittima come Tamir Rice o Michael Brown, voglio che sappia cosa succede alla nostra comunità nella società odierna», ha spiegato Melissa York, ricordando quanto avvenuto negli anni scorsi a Cleveland e Ferguson, dove altri ragazzi sono stati freddati dalle forze dell'ordine. Vicende che hanno scatenato un'ondata di proteste anche violente in ai quattro angoli dell'America. Tamir Rice, per esempio, quando e' stato ucciso nel novembre del 2014 aveva solo 12 anni: due poliziotti gli hanno sparato perché aveva estratto una pistola giocattolo. E anche in quel caso, gli agenti sono stati assolti.

Commenti

zingozongo

Dom, 18/06/2017 - 16:26

jeronimo yanez, dal nome sara un ispanico e sappiamo che questi sono un popolo dal grilletto facile, basti vedere i casini che ci sono in venezuele e brasile e le bande dei latinos in usa

blackindustry

Dom, 18/06/2017 - 23:40

I neri continuano a disquisire sul fatto del colore della pelle, dimostrando il fatto che i primi razzisti siano i neri. Se la smettessero di girare armati e si comportassero come i bianchi, seguendo le regole, avrebbero meno morti. Ma loro sono duri, sono gangster...e muoiono. Giustamente.

blackindustry

Dom, 18/06/2017 - 23:41

I neri continuano a disquisire sul fatto del colore della pelle, dimostrando il fatto che i primi razzisti siano i neri. Se la smettessero di girare armati e si comportassero come i bianchi, seguendo le regole, avrebbero meno morti. Ma loro sono duri, sono gangster...e muoiono. Giustamente.