Gli Usa vendono armi a Taiwan L'ira di Pechino: "Pace a rischio"

Fa infuriare Pechino il progetto degli Stati Uniti di rifornire l'arsenale dell'«altra» Cina, quella eterodossa e capitalista di Taiwan. Il dipartimento di Stato Usa ha approvato lunedì sera la possibile vendita a Taiwan di armi per 2,2 miliardi di dollari complessivi: sull'ordine 108 carri armati M1A2T Abrams, 250 missili Stinger e i relativi equipaggiamenti.

Il Pentagono ha annunciato la maxifornitura fregandosene degli avvertimenti giunti nelle scorse settimane dalla Cina. Il mese scorso, infatti, il ministero degli Esteri cinese aveva espresso profonda preoccupazione in merito all'eventuale fornitura di armi all'isola-Stato e ha sollecitato Washington a rinunciare all'affare per non danneggiare ulteriormente le relazioni tra le due potenze del Globo. E le proteste sono proseguite ieri. «La Cina - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri, Geng Shuang - esorta gli Stati Uniti a onorare il proprio impegno nei confronti del principio di un'unica Cina e dei tre comunicati congiunti Cina-Usa, a ritirare immediatamente le vendite di armi e a interrompere i legami militari con Taiwan per evitare ulteriori danni alle relazioni bilaterali e alla pace e stabilità nello Stretto». L'Agenzia per la cooperazione alla sicurezza del Pentagono (Dsca) ha ribattuto sottolineando che la vendita di missili e carri armati a Taiwan non altererebbe in maniera significativa gli equilibri militari nella regione.

A peggiorare la situazione il fatto che nei prossimi giorni il presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, dovrebbe transitare negli Stati Uniti per alcuni giorni all'inizio e alla fine di un viaggio presso gli alleati caraibici dell'isola (Saint Vincent e Grenadine, Santa Lucia, Saint Kitts e Nevis e Haiti), da domani al 22 luglio. Secondo l'agenzia di stampa taiwanese «Central News Agency» Tsai dovrebbe toccare New York e Denver, ciò che ha fatto arrabbiare Pechino, secondo cui l'isola, ritenuta una provincia secessionista, non ha titolo per condurre autonomamente operazioni di diplomazia internazionale. I dettagli della duplice sosta negli Usa di Tsai sono ancora oggetto di confronto con le autorità statunitensi,

Il governo cinese attraverso una rete di organizzazioni e associazioni da tempo cerca di conquistare alla causa «unitaria» imprenditori taiwanesi con promesse di lucrosi affari nella Cina continentale. Manovre che il governo di Taipei ritiene inopportune ancorché non illegali.