Polo Nord, il ghiaccio si scioglie più in fretta dei modelli

Milano - Come un ghiacciolo sotto il sole. La calotta polare artica si sta sciogliendo a un ritmo più elevato di quanto fino ad oggi previsto. Questo significa, secondo i ricercatori, che i modelli usati dall’intergovernamental panel on climate change (Ipcc), non tengono conto della realtà e sono in ritardo di circa trenta anni. In un articolo pubblicato oggi sulla rivista Geophysical Research Letters, alcuni ricercatori del National Snow and Ice Data Center della University of Colorado di Boulder, hanno comparato le rilevazioni effettuate dai satelliti della Nasa e dell’Esa con i modelli climatici usati dall’Ipcc per definire gli scenari legati al riscaldamento del pianeta. Nel corso delle analisi è emerso che questi modelli tendono a sottostimare gli effetti dei gas serra in media di un fattore 3. In tutto sono stati messi in esame 18 diversi modelli climatici. Gli stessi che sono stati usati dall’Ipcc per definire il rapporto che in questi giorni è in discussione a Bangkok. "Questo significa - ha spiegato la responsabile della ricerca, Julienne Stroeve - che rispetto alle previsioni siamo in ritardo di almeno trenta anni e che potremmo avere un Polo Nord libero dai ghiacci in estate già nel 2020, mentre ora i modelli indicano il 2050".

La scomparsa della banchisa polare avrebbe come conseguenza quella di accelerare il processo di riscaldamento del pianeta. Il bianco della coltre nevosa riflette infatti le radiazioni luminose e anche il calore del sole e in qualche modo aiuta a mantenere freddo il pianeta. Se dovesse scomparire, le masse d’acqua dell’Oceano Artico assorbirebbero una quantità di energia molto elevata e innescherebbero un processo di riscaldamento complessivo delle temperature molto più rapido. Per gli autori della ricerca "il rapporto dell’Ipcc è fin troppo prudente e tutt’altro che allarmistico. Se ci sono errori - ha spiegato Stroeve - è che le stime sono fin troppo prudenti".