«Poltroneide», la replica di Monnanni

Riceviamo e pubblichiamo
«Mi riferisco all’articolo apparso sulla cronaca di Roma del Giornale a pagina 43, a firma di e Omar Sherif H. Rida, nel quale vengono riportate nei miei confronti affermazioni parziali e inesatte. Gli autori dell’articolo, infatti, si cimentano in una improvvida analisi del mio curriculum sostenendo che il sottoscritto - il quale peraltro non è affatto un “funzionario pubblico” - oltre all’incarico di responsabile della struttura Politiche in favore dei Giovani presso la Regione Lazio, “vanta altre tre poltrone”. “Poltrone” che, in realtà, tali non sono - e infatti sia l’incarico di presidente dell’ente pubblico “Fondazione Moderni” (conferitomi su designazione del ministero degli Affari Esteri effettuata nel 2004) che di consigliere del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II (conferitomi nel 1999 su designazione della Provincia di Roma e nel 2003 su designazione del ministero dell’Istruzione) vengono svolti a titolo completamente gratuito per espressa disposizione di legge e di statuto. Per quanto riguarda il Comitato interministeriale dei diritti umani, di cui sono stato nominato segretario generale nel 2003 dall’allora ministro degli Affari Esteri Franco Frattini e per la cui conduzione ho ricevuto parole di apprezzamento e stima anche dal suo successore Gianfranco Fini - unica delle cosiddette “tre poltrone” a prevedere un compenso - mi sono volontariamente dimesso fin dal 2005 (ovvero ben due anni or sono e oltre un anno prima della scadenza naturale dell’incarico) a seguito della mia nomina in Regione quale responsabile delle politiche giovanili, pur non essendoci alcuna incompatibilità, tanto che l’attuale segretario generale del Comitato - nominato nel 2005 dal ministro Fini - è contemporaneamente dirigente a tempo pieno presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Di incarichi gratuiti come quelli nel Convitto o nella Fondazione moderni, come di altri che in passato ho ricoperto, quale quello di «deputy member» dell’Italia nell’Osservatorio contro il razzismo dell’Unione europea, o di consigliere degli Irai-Ipab per l’Assistenza all’Infanzia (dove sono dal 1999) mi sento particolarmente orgoglioso, perché in ognuna di queste che il Giornale definisce impropriamente “poltrone” e che sono in realtà attività di vero e proprio volontariato, ho profuso per anni e al di fuori dei miei impegni professionali tempo ed energie, con risultati unanimemente apprezzati da amministrazioni, come voi dite, “di destra e di sinistra”. Il che, ben lontano da essere una colpa, rappresenta - a mio avviso - la conferma migliore della mia competenza e capacità professionale, che prescinde da appartenenze o colori politici».

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E crediamo davvero che lei debba esserne orgoglioso, signor Monnanni, tanto che ci siamo guardati dall’esprimere giudizi negativi. A far riflettere, in questa vicenda, è la corsa alla precisazione da parte dei collaboratori di Marrazzo circa la «perfetta legalità» degli incarichi «extra». Peccato che nessuno di noi abbia affermato il contrario, o chiesto la gogna per chi colleziona «poltrone» (espressione giornalistica, perché offendersi?). Ci siamo limitati a rilevare che in via Colombo il «cumulo» è ormai una prassi: una realtà che ribadiamo, carte alla mano. Ma su un punto, signor Monnanni, non siamo d’accordo. Ci consenta di poter definire «funzionario pubblico» chi come lei è responsabile di una struttura presso un ente «pubblico» qual è la Regione Lazio. Un ruolo per cui percepisce uno stipendio annuo di 110mila euro lordi. Ed è una richiesta da cittadini, prima che da cronisti. Cordialmente.
e Omar Sherif H. Rida