Le Poste sbagliano i confini del Perù e il Gronchi rosa diventa una rarità

Il 3 aprile del 1961 l'Italia stampò un francobollo per celebrare il viaggio del Capo dello Stato in Sudamerica. Al disegnatore venne dato però un atlante degli anni '30 che non teneva conto delle recenti conquiste militari del Paese Andino. L'emissione fu subito ricercatissima e alcuni esemplari possono oggi toccare i 30mila euro

Un errore, un banalissimo errore da parte di un funzionario del Ministero degli Esteri disattento e il 3 aprile del 1961 il Perù cambiò improvvisamente i suoi confini. Quanto meno su un francobollo che le Poste Italiane aveva emesso per accompagnare il Capo dello Stato in visita ufficiale in Sudamerica. Il presidente era Giovanni Gronchi, il francobollo era rosa e tanto bastò perché passasse alla storia come il «Gronchi Rosa» mitico pezzo che con il tempo ha assunto valore di mercato considerevoli: fino a 30mila euro se regolarmente annullato e spedito. Per carità sempre molto distanti dai 2 milioni e mezzo per un altro francobollo sbagliato, questa volta nel colore, il Treskilling giallo emesso dalla Svezia nel 1855.
Tutto cominciò quando il Quirinale reso noto il programma del viaggio del Presidente in Sudamerica dove avrebbe visitato Argentina, Uruguay e appunto Perù. Le Poste decisero di celebrare l'evento con altrettanti francobolli destinati all'annullo della corrispondenza aerea, rispettivamente da 170, 185 e 205 lire, in cui erano raffigurate le due sponde dell'Atlantico, in mezzo l'aereo presidenziale, con evidenziato la nazione da visitare. Tutto bene per quello relativo all'Argentina, 170 lire, e l'Uruguay, 185 lire, qualche problema invece con quello del Perù coniato il 3 aprile del 1961. Sembra infatti che al disegnatore incaricato di configurare i confini dello stato andino sia stato consegnato un atlante dell'anteguerra che non teneva conto dei fatti avvenuti tra il 5 luglio 1941 e il 31 luglio 1942. In quei 12 mesi infatti Perù ed Ecuador combatterono una guerra sanguinosa per il controllo di un territorio nel bacino del Rio delle Amazzoni. Il conflitto si concluse con la vittoria del Perù che potè così annettere la vasta regione. Ma il disegnatore, guardando le vecchie mappe, non lo sapeva e così il «Gronchi rosa» andò in stampa con i vecchi confini. Suscitando le vibranti proteste del governo peruviano.
La distribuzione fu immediatamente sospesa, ma ormai erano già stati venduti oltre 70mila esemplari. Si tentò di correre ai ripari, disponendo l'immediato ritiro di tutti i francobolli nelle tabaccherie e negli uffici postali. Ma non fu sufficiente, molti erano già sulle buste. Si provvide pertanto a bloccarli negli uffici di smistamento, dove solerti dipendenti furono incaricati di coprirono francobolli rosa sbagliati con una versione grigia, corretta. Alcuni esemplari sfuggirono però alla grandiosa operazione, diventando così uno dei pezzi più ambiti dai collezionisti.
Già nei giorni immediatamente successivi alla diffusione dell'increscioso incidente il suo valore andò alle stelle per ridimensionarsi nel giro di qualche mese, provocando veri e propri tracolli economici in chi aveva pesantemente investito sull'operazione. Superato questo incidente di percorso, la sua quotazione ha ripreso a salire in maniera lenta ma costante. Partito da 5mila lire era già arrivato a 65mila a fine anni Sessanta e a 1 milione a fine anni '90 giungendo nel 2010 a 1.800 euro. Per i pochissimi sfuggiti alle ricerche, e dunque regolarmente annullati, si raggiungono quotazioni ragguardevoli: fino a trentamila euro se hanno viaggiato sull'aereo di Gronchi nel suo viaggio verso l'America Latina. Diventando per questo oggetto di numerose falsificazioni, alcune particolarmente accurate, ottenute decolorando alcuni foglietti di San Marino.
Ma il «Gronchi rosa» non è l'unica e più preziosa rarità italiana, c'è infatti il Trittico della trasvolata dell'Atlantico condotta da Italo Balbo con una squadriglia di idrovolanti. Anche in questo caso si trattava di un affrancatura per posta aerea composta da una parte centrale fissa da 2,25 lire abbinata a un altra da 17,75 per l'Europa o da 4,75 per gli Stati Uniti. La sua quotazione può arrivare a sfiorare i 60mila euro. Un bel gruzzolo dunque ma poca cosa rispetto ai 200mila euro per l'80 Centesimi del 1859 del Ducato di Parma. O il mezzo milione per un blocco di 4 esemplari, dunque non pezzo singolo, con bordi e angoli di foglio emesso del Regno di Sardegna del 1851. Mentre la vera «Gioconda» della numismatica rimane il «Treskilling giallo» da tre scellini emesso dalla Svezia nel 1855 e ancora una volta per un errore: avrebbe dovuto essere verde. E per questo il 22 maggio del 2010 in un asta a Genova a raggiunto i 2 milioni e mezzo. Di euro ben s'intende.