Povera Befana, cantata dai poeti e bistrattata dai (cattivi) maestri

Ogni anno, puntualmente, c’è qualcuno che dimenticando d’essere stato bambino, tuona contro Babbo Natale e la Befana.
Trattasi di filosofi, pedagogisti, scrittori, astronomi famosi e perfino di maestri elementari, che smentiscono le parole di mamma e papà: «Cari ragazzi, non date retta ai vostri genitori, Babbo Natale e la Befana non esistono». Accadde nel 2004 in una scuola privata di Roma (l’insegnante, Maria Rita G., si vide rescindere il contratto di supplenza appena ottenuto), è accaduto nel 2005 (scuola elementare di Como, maestra Lucia D.), nel 2006 (in varie scuole d’Italia e d’Europa) e accadrà negli anni futuri, poiché non tutti la pensano come Saint Exupéry, secondo il quale «non si vede che con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi».
Qualche tempo fa, il reverendo Dick Haig, vicario della contea di Cumbria (Inghilterra), salito sul pulpito, ha ammonito: «Figlioli, non credete a Babbo Natale! Babbo Natale è un inganno, una truffa a danno dei bambini! Questo mese, milioni di piccini saranno incoraggiati a credere in un falso, e altri milioni si accorgeranno di essere stati imbrogliati, cosicché grande sarà la loro delusione. È assurdo insegnare ai figli qualcosa che poi devono rinnegare!».
L'uomo vestito di rosso è stato criticato perfino per il suo stile. L’esperta di moda Marjorie Borell ha affermato che Babbo Natale è superato perché «ha l’aspetto di un nonno di due generazioni fa, e oggi i nonni sono più giovani e in migliore forma fisica».
Neanche la Befana se la passa bene. L’anno scorso, rispondendo ad alcune domande rivoltegli da bambini nella cattedrale di Como, monsignor Maggiolini, ha dichiarato che «Babbo Natale non esiste, e nemmeno la Befana, che oltre tutto è brutta».
Vorrei soffermarmi su questo punto. Da sempre la bruttezza è associata alla cattiveria, e questa idea ha fatto più danni della bomba atomica, della «Spagnola» e della sifilide messe insieme. Ben lo sapeva Leopardi che l’aspetto fisico può ingannare, quando, nell’Ultimo canto di Saffo scriveva: «Virtù non luce in disadorno ammanto», cioè la bellezza interiore non rifulge in un brutto corpo. Ora, che proprio un uomo di Dio consideri l’esteriorità un elemento se non fondamentale certamente rilevante per il giudizio morale, è curioso e preoccupante. Che la Befana non sia una Miss Italia è fuor di dubbio, ma dovremmo domandarci perché i doni (il carbone, tutto sommato, è un’eccezione) arrivino proprio da qualcuno il cui aspetto è tanto sgradevole.
Non è un caso che questa festività si celebri a inizio d’anno. Al di là della comparazione con l’arrivo dei Re Magi, la Befana ricorda lo scorrere del tempo, «in apparenza e in realtà triste e persino brutto, ma carico di doni e di bene» (Delimia). La Befana è vecchia, è sempre più vecchia poiché raffigura gli anni che passano, ma i cristiani sanno che il fluire del tempo, il sovrapporsi degli anni e dei secoli, è un progressivo avvicinarsi a Dio e alla Verità, e la Befana, con la sua fecondità, invita a guardare il tempo passato con benevolenza, e quello a venire con speranza.
Cara Befana, non so se questa notte mi porterai carbone o diamanti, come che sia ti dedico di cuore questi versi (appena ritoccati) di De Amicis: Non sempre il tempo la beltà cancella O la sfioran le lacrime e gli affanni La Befana ha mille anni, e più la guardo e più mi sembra bella.
mardorta@libero.it