Powell, gazzella timida che ama la nostra pasta

Marcello Di Dio

da Roma

È arrivato a Roma tra mille contrattempi: una sosta obbligata a Londra per assenza di voli, i bagagli smarriti sia in Inghilterra sia a Parigi. Ma Asafa Powell, il nuovo primatista mondiale dei 100 metri, sa scherzare anche davanti ai contrattempi, come confessa il suo allenatore Stephen Francis, che presto lo preparerà al meglio anche per i 200. «Mi faceva ridere l’idea che non avrei potuto cambiarmi e che non avevo nemmeno un vestito...», dice l’atleta giamaicano che venerdì sera sarà uno dei big presenti al Golden Gala dello stadio Olimpico. Dove spera d’incontrare il suo beniamino. «Sarebbe bello che ci fosse Francesco Totti nel giorno in cui gareggio». Ma Asafa ha anche una grande passione per Roma. «Dal 2002 è la quarta volta che ci vengo. Mi piace molto andare in giro, adoro fare shopping, andare nei locali, il cibo (Asafa è un divoratore di pasta, ndr) e soprattutto la gente che è cordiale. Il clima e gli impianti poi sono assolutamente perfetti».
Ieri pochi passi svogliati sulla pista con maglietta e pantaloncini prestati da un compagno («non dovrei dirlo, ma Asafa è un po’ pigrone...», rivela Francis) davanti a qualche flash di fotografi e a poche telecamere. Powell è timido, anche se quel 9’’77 del 14 giugno ad Atene lo ha fatto diventare l’uomo più veloce del mondo. «Il mio sogno? Voglio vincere qualcosa di grosso e guadagnare così tanto adesso per non lavorare più per il resto della mia vita...», dice Asafa che nella foresteria dell’Acquacetosa non ha nemmeno la tv. Sta recuperando da un problema agli adduttori della gamba destra, ma «qualcosa è cambiato (sicuramente gli ingaggi, triplicati dopo il record, ndr), la gente mi ferma per strada, ma non devo perdere la concentrazione». Al Golden Gala avrà di fronte Crawford, Gatlin e Collins per un assaggio di quella che potrebbe essere la finale mondiale di Helsinki. «Spero di fare una bella gara». Sotto la guida dell’omone Francis: «Asafa finora ha pagato la poca esperienza. Da quando ha fatto il record sono diventato più duro e più autoritario». L’ideale per coltivare un campione.