Pratica di Mare, dipinti tra mitologia e presente

Antico e presente a confronto nei dipinti di Giovanni Arcangeli, Patrizia Ciuffo, Rita Mazza, Tiziana Morganti e Valerio Palmieri esposti fino al 9 settembre al Museo Archeologico di Lavinium a Pratica di Mare. Da un lato i luoghi dello sbarco dell’eroe troiano cantati da Virgilio nell’Eneide, il Santuario dei XIII Altari che Pugliese Caratelli individuò come «il massimo santuario della lega latina», l'Heròon, la tomba commemorativa di Enea progenitore dei Romani, il santuario di Minerva a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza nel Foro e sulla strada per Albano, a poca distanza dalla Solforata, tra gli alberi sotto la rupe Albunea, l’oracolo di Fauno.
Anche se il sito era stato individuato nel ’500 da Pirro Ligorio, la scoperta di questo importante centro sacro nel Lazio arcaico risale alla metà del secolo scorso e recentissima è la realizzazione a Pratica di Mare di un innovativo museo archeologico che raccoglie la ricca produzione dei maestri della terracotta lavinati, ritrovata in fosse votive. Se la mitologia fa da sfondo nel borgo di Pratica di Mare si vive come se il tempo si fosse fermato. L’antica Lavinium, Castrum Praticae, possessio dei monaci di San Paolo, poi dei Capranica, dei Massimo, quindi dei Borghese, progettata da Antonio da Sangallo il Giovane, è una presenza anomala nel panorama iperurbanizzato della zona. Le memorie archeologiche si mescolano a brani medievali e rinascimentali nella chiesa, nelle case dai caldi colori di terra che le fanno corona all’ombra del castello. Anche la sua posizione appartata su una lieve altura, da un lato i colli Albani, dall’altro il mare, sembra volerla isolare dal resto. Fatto di industrie, palazzi, villette a schiera, case cresciute irregolarmente ovunque vicino alla costa. Ma c’è anche una strada fra gli alberi che sfiora l’aeroporto militare e nella campagna case rosse della bonifica. E in prossimità, alternativo al silenzio di Pratica, Pomezia con le sue manifatture che conserva nel centro storico, pur con qualche alterazione, le forme razionali degli anni Trenta.
A questa commistione di mito e storia, di antico e moderno, hanno guardato gli artisti che espongono nelle ex scuderie del museo di Lavinium. Pittori paesaggisti, moderni fotografi del tempo, che sotto la realtà slabbrata dell’oggi registrano frammenti d’antico, interiorizzati e fatti propri dalla cultura e dalla fantasia.
Vede tutto in dimensione pittorica Giovanni Arcangeli, non nuovo a operazioni di recupero della memoria attraverso l’arte, cosciente che altri prima di lui hanno dipinto queste vedute. La sua pittura, di un realismo venato di magia, sgorga da una vena inesausta di nostalgia per altri luoghi ed altri tempi. I suoi sono quadri privi di presenze umane e di elementi che possano alterare le linee rigorose e perfette del Castello di Pratica come della Chiesa di San Pietro, o delle Terme. Prospettive impossibili e precisione fiamminga si colgono negli scorci di Pratica di Tiziana Morganti, suggestioni oniriche rivivono nelle visioni rarefatte di Patrizia Ciuffo. La sua Madonnella appare come un relitto, ma solido e fermo, in confronto alla sfilata di palazzi sul mare. Potenza espressionista degli elementi naturali e resa plastica della figura emergono nelle opere di Rita Mazza. Impiega colori acrilici che stende con la spatola sulla tela Valerio Palmieri che predilige colori freddi e inconsueti formati stretti e lunghi per i suoi paesaggi sul mare, tagliati da alberi, palazzi, ombre.
Museo Archeologico «Lavinium», Borgo Pratica di Mare. Orario: ven, sab, dom 10-13/15-20 (mar, mer, giov prenotando al tel. 06-91984744).