Precedenti La guerra dei manuali tra assenze e settarismo

Esclusi, inclusi, storie delle lettere a senso unico e con divieto di accesso agli sgraditi. Capita spesso con i manuali anche se poi a farne le spese sono sempre un po’ gli stessi. Ignazio Silone per esempio, assente ingiustificato dalla storia della letteratura di Asor Rosa, era già stato bistrattato nella Storia della letteratura italiana di Carlo Salinari e Carlo Ricci (testo per le superiori), che in quelle pagine lo liquidavano con sprezzanti giudizi, tipo: «la sua caratteristica fondamentale di scrittore è l’impotenza», il «suo gusto grossolano e provinciale», e non gli resta che «cambiar mestiere». Si discusse molto anche nel 1991 quando uscì la storia della letteratura del critico Giulio Ferroni (il quale tra l’altro è stato querelato per diffamazione proprio da Asor Rosa), che ridimensionava drasticamente la figura e il ruolo di Alberto Moravia nel ’900 italiano e invece riservava più spazio ad autori considerati minori come Carlo Betocchi. Le esclusioni e le presenze contestate si ritrovano più spesso nelle pagine dei manuali che affrontano la contemporaneità, gli autori più giovani, lì dove il contributo degli scrittori non è ancora storicizzabile e dunque prevale il criterio personale del critico. Nel testo di Ferroni per esempio Baricco e Tamaro sono trattati con molta severità: «Si tratta di scrittori che recitano la parte di scrittori - spiegò Ferroni - e propongono al pubblico non una conoscenza del reale, ma l’immagine dello scrittore ispirata dai media. Sono entrambi abili ma non mi suggeriscono nessuna autentica esperienza della vita e del linguaggio». Più tardi sui giornali sarebbe seguita una feroce polemica tra lui e Baricco. Militante è anche il giudizio critico di Edoardo Sanguineti, poeta tra i fondatori del Gruppo 63 (movimento letterario costituito nel 1963 da alcuni giovani intellettuali che contestavano i modelli letterari tipici degli anni Cinquanta), che nelle antologie boccia Salvatore Quasimodo come un non-poeta, salvando solo le traduzioni dei lirici greci fatte dal poeta siciliano. Ancora polemiche per un’altra storia della letteratura italiana del ’900, quella pubblicata un decennio fa da Boringhieri e curata da Franco Brioschi e Costanzo Di Girolamo. In quelle pagine si contavano diverse assenze (o presenze ridotte ai minimi termini), da Vincenzo Consolo, a Giuseppe Pontiggia ad Alberto Arbasino a Raffaele La Capria a Sebastiano Vassalli, Beppe Fenoglio, Primo Levi. Totalmente assente Lalla Romano. In compenso figuravano Giuseppe Culicchia e Silvia Ballestra.